Angela Ciampani direttore d’orchestra

Intervista ad una delle rare donne che sa dirigere una banda

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di Stefano Ragni – Angela Ciampani è una delle rare donne che sa dirigere una banda e un’orchestra sinfonica. Anzi, che ha la laurea per farlo, perché questa tenace e volitiva ragazza umbra ha recentemente conseguito al Briccialdi di Terni il titolo professionale.
Le abbiamo chiesto di rispondere ad alcune nostre domande.

Perché e come hai cominciato a studiare la musica?
«Ricordate i giocattoli musicali della Bontempi? Ecco, la mia avventura musicale è iniziata con un pianofortino a coda lungo due spanne. Con quel potente mezzo strumentale suonavo i motivetti ascoltati in televisione e la mia famiglia, una di quelle semplici, col babbo muratore e la mamma casalinga, capì che avevo qualcosa dentro che in qualche maniera andava coltivato. Mi fecero prendere lezioni di pianoforte a Città della Pieve, dalle suore. Una madre superiora, bravissima, con grande delicatezza appoggiò le mie manine sopra una tastiera di un pianoforte nero, tutto intarsiato, con i portacandele ai lati. Avevo quattro anni, ma il ricordo è ancora nitido. Arrivò poi il maestro Giuseppe Spina, che faceva la spola tra l’America e l’Umbria. I miei genitori lo contattarono e iniziai a prendere lezioni di fisarmonica. Poi studiai il pianoforte, al Conservatorio di Perugia, indi al Briccialdi di Terni, diplomandomi sotto la guida di Carlo Guaitoli. Per quattro anni ho studiato anche la composizione con Marco Gatti».

Come nasce l’interesse specifico per la banda?
«Nel 1994 venne a mancare il direttore della banda musicale di Monteleone d’Orvieto. Alcuni consiglieri, piuttosto coraggiosi, devo dire, mi contattarono per chiedermi se volevo dirigerli. La loro insistenza mi spinse a tentare una seduta di prova, un venerdi’ sera. E fu subito un colpo di fulmine. Il suono degli ottoni mi entrò nella testa. E alla fine accettai l’incarico. Poi, quattro anni dopo, alcuni musicanti della banda di Città della Pieve si rivolsero a me chiedendomi di dirigere la loro formazione. Accettai, ma per essere all’altezza della situazione cominciai a frequentare un corso biennale di direzione e strumentazione per banda con Carlo Pirola, docente del Conservatorio di Milano, un vero luminare».

I rapporti coi tuoi maestri?
«Sempre di reciproca stima. Sono stata fortunata, ho sempre avuto insegnanti che poi sono diventati amici e hanno supportato la mia inclinazione verso la musica. Voglio ricordare con affetto Carlo Alberto Iorio e Maria Paola Balzano, ma anche Giuseppe Spina e Rio Biagi».

Quali sono state le tue scelte di repertorio?
«Devo sempre fare i conti col materiale umano che ho davanti. Mi oriento sempre su brani che vanno da un grado di complessità relativamente facile a uno un po’più articolato. Mai oltre, Mi rendo conto di quali sono le nostre reali possibilità. Ma la mia predilezione è comunque per i pezzi originalmente scritti per la formazione bandistica. Devo confessare che, per tradizione, amo molto le marce delle processioni religiose, e appena posso le faccio studiare ed eseguire».

Come si profila la vita quotidiana delle bande che dirigi?
«In genere la quotidianità delle me bande è divisa in prove settimanali, una a Monteleone e una a Città della Pieve. Nei concerti le due formazioni collaborano sempre. In estate abbiamo la tradizione del concerto di Ferragosto, ma durante l’anno penso a consolidare le acquisizioni musicali che stiamo progressivamente raggiungendo, con eventi quali master affidati a docenti di rilievo, e concerti tematici».

Parliamo della tua laurea.
«Nei Conservatorio umbri non esiste ancora la cattedra di direzione di banda. Quindi ho azzardato l’ammissione al corso di direzione d’orchestra al Briccialdi d Terni. In quell’anno fui l’unica ad essere ammessa. Mi rimboccai le maniche e cominciai a lavorare sotto la guida di Fabio Maestri. Ho avuto anche la possibilità di dirigere la Quinta sinfonia di Beethoven, la Sinfonia K 201 di Mozart e persino la ouverture del barbiere di Siviglia di Morlacchi. Non è stato facile combinare studio con lavoro e famiglia. Insegnavo a Siena e studiavo a Terni, quindi grandi viaggi e tenace presenza nel nucleo familiare. Insomma una bella avventura. Alla fine ho affrontato la sessione di laurea del biennio superiore. La mia tesi era la direzione dei “Quadri di un’esposizione” di Musorsgkij e la comparazione tra la versione orchestra di Ravel e quella bandistica di Tamanini. Il giorno dell’esame ho coinvolto orchestrali e bandisti trasformando la discussione di laurea in una grande festa sonora».

Come donna come affronti la tua posizione direttoriale?
«Ovviamente non ho avuto i problemi che in questi giorni alcune attrici e donne dello spettacolo stanno pubblicamente portando alla luce. Devo dire drammaticamente. In sala di prove ho sempre avuto il rispetto di tutti. Si può chiedere con cortesia, ma il rispetto si deve guadagnare. Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo. Non nascondo che sforzo e impegno sono stati i miei compagni di strada degli ultimi venti anni. Ora sono molto soddisfatta del mio lavoro. Sono presidente della consulta artistica dell’ANBIMA umbra, e dirigo il festival delle bande musicali di Città della Pieve. Opero in collaborazione con maestri come Stefano Gatta, Lorenzo Pusceddu e Marco Somadossi. E sono anche il direttore della Scuola Comunale di Musica di Città della Pieve. Tra le mie più recenti esperienze ricordo ancora il mio ingresso in una sala prove di un paesino della Calabria. Appena sono entrata sono state risatine e battute a fiori di labbro. Abbiamo cominciato a lavorare e io ho subito individuato alcune lacune sonore nella banda. Intonazione dubbia, errori di lettura. Ho fatto le mie osservazioni, ed è stato subito silenzio. Tutto qui, tutto normale, compreso il fatto di essere direttore-donna».