Intervista all’Attrice Umbra Alessandra Chieli

La Compagnia Barone Chieli Ferrari ha esordito in Umbria con lo spettacolo Domani i Giornali non Usciranno al Teatro di Sacco

0
504

Teatro di Sacco ha aperto la Stagione Indizi 2018 2019  ospitando lo scorso 19 gennaio la compagnia Barone Chieli Ferrari, che ha portato in scena Domani i Giornali non Usciranno.

Protagonista del monologo una giovane e intensa attrice umbra, Alessandra Chieli, originaria di Città di Castello, nel ruolo di una donna che perde la coincidenza per un volo, partenza preparata da tempo per raggiungere l’uomo che l’aspetta.

Nel “non luogo”, la scena si svolge all’interno di un aeroporto, la protagonista, perdendo la perfezione, in realtà l’acquisisce nel tempo dell’attesa.

Alessandra ci regala un monologo essenziale nel quale il lavoro di “sottrazione” della compagnia Barone Chieli Ferrari e di identificazione nel personaggio dell’attrice crea l’empatia indispensabile alla comunicazione con lo spettatore.

Che poi è la “cifra stilistica” scelta dalla compagnia, come ci racconterà Alessandra nella seguente intervista.

L’aspetto che ci ha colpito dell’attrice è la sua straordinaria abilità nell’uscire immediatamente dal personaggio,  ringraziare il pubblico con rara spontaneità. Ed anche una bellezza solare ed autentica che sembra dimenticare poiché sa indossare con la stessa naturalezza della recitazione.

Alessandra, la tua interpretazione in Domani i Giornali non usciranno è talmente perfetta da sembrare autobiografica. C’è qualcosa di te o è identificazione nel ruolo che interpreti?
“È identificazione. Il nostro lavoro consiste nel cercare di rendere quello che stai raccontando come una cosa ovvia, una cosa normale, che può sembrare anche la tua vita.
Ogni volta che con  la nostra compagnia ci mettiamo di fronte ad un lavoro, non solo un monologo  ma anche a letture, è proprio questo che ricerchiamo, questa naturalezza come dici tu che sembra proprio la tua vita, e quindi viene tutto così naturale”.
Quando e come è nata la compagnia Barone Chieli Ferrari?
“Noi ci siamo uniti nel 2011 poiché tutti e tre, sia Emilio  Barone che  Massimiliano Ferrari che io eravamo molto stanchi di essere per così dire scritturati,  in realtà crediamo nel teatro a 360 gradi, infatti ci piace definirci

teatranti, non solo  attori, in realtà siamo tutti e tre sia autori che registi che autori”.

Una compagnia teatrale indipendente quindi. Quali sono le peculiarità che caratterizzano le vostre produzioni?

“Domani i giornali non usciranno è stato il primo  spettacolo  nel quale  abbiamo avuto una collaborazione esterna, con Veronica Raimo. Gli altri lavori sono nati da noi, quindi ci siamo occupati di tutto, dalla scrittura, alla scrittura  scenica,  alla regia. Nel primo spettacolo,  La salute degli infermi siamo tutti e tre in scena, in un altro  lavoro,  dal titolo A una signorina a Parigi, in scena c’è Emilio Barone e alla regia siamo stati io e Massimiliano Ferrari”.
A una signorina a Parigi
Spettacoli ispirati ai racconti dello scrittore argentino Julio Cortàzar. Quanto ha contribuito a creare la vostra ‘cifra stilistica’?
Julio Cortàzar, lui scrive racconti brevi,  diceva che i

‘racconti sono come una bestiaccia’ 

nel senso che escono da te ma diventano tali e diventano una forma di opera quando riesci a scacciarli via da te.  Quando siamo legati troppo a qualcosa cerchiamo di intrappolarla e di intrappolarci anche noi. Perciò, come ti dicevo nel caso del ‘dramma per aeroporti’, una cifra personale c’è sempre, ma non è quello su cui lavorare, perché crediamo che l’emotività sia importante ma non è quella da cui si deve partire”. 

 

Considerando che la vostra compagnia è così coesa, come avete vissuto la collaborazione con Veronica Raimo nella costruzione di questo spettacolo?

“Veronica, che stimo moltissimo, è  un’ottima scrittrice, ‘Domani i giornali non usciranno’ è  il primo testo teatrale che ha scritto. Durante le prove  lei ci ha seguito, in un certo senso ci ha fatto da ‘dramaturg’ come una volta. Il testo originale, rispetto al testo che avete visto messo in scena ha avuto vari cambiamenti mentre lei seguiva le nostre prove.

C’è stata  bella e ottima interazione tra tutti e quattro anche se in scena ci sono solo io, perciò lo amo definire un lavoro di gruppo, anche con Toni Virgillito, musicista col quale lavoro, sono anche musicista e cantante. Canto e suono la chitarra classica”.

Una delle cose che colpisce di più dello spettacolo è la trasformazione del tema dell’attesa, a rischio di banalizzazione, in un’occasione di evoluzione personale. Sdrammatizzi con ironia e leggerezza un’aspettativa delusa dalla mancata coincidenza in un occasione di crescita, anziché in qualcosa che poteva diventare un malessere, qualcosa di scontato.

“Infatti era proprio questa la difficoltà del testo. E questo rientra molto nella nostra cifra stilistica, sia di compagnia, ed  è anche la cosa che adoro  di Veronica. Io credo, noi crediamo, che

la leggerezza sia la chiave per affrontare tutto.

Scontato, hai detto bene, perché leggerezza non significa superficialità, è una sorta di abuso erroneo delle parole. Utilizzando al contrario l’ironia, l’autoironia, allo spettatore certe cose arrivano ancora più dirette. Il segreto è nel riuscire a ridere sopra di qualcosa, ad alleggerirlo,  a far sì che le parole possano diventare molti più potenti”.

Cosa intendi con difficoltà del testo?

“Noi avevamo presentato già le letture della corrispondenza tra Ingebrog Bachmann e Paul Celan, lavoro che ci era piaciuto molto ma che volevamo che diventasse qualcos’altro.  Nel giro di un anno e mezzo l’idea è maturata e Veronica ci ha proposto di scrivere un testo originale”.

Rielaborazione e sintesi quindi, un lavoro in realtà difficilissimo nella scrittura?

“Esatto, la sintesi, quello che porta ad unire l’attore allo spettatore. Lo vedi anche dalle scenografie, è sempre tutto molto essenziale.
Io credo che come cifra sia stilistica che poetica è efficace, andare  a togliere è sempre più difficile che mettere,  riuscire a mantenere il necessario fa sì che il lavoro sia ricco.

La sottrazione è un lavoro difficilissimo.

Quella naturalezza di cui tu mi parli credo che sia proprio frutto di tante menti che insieme hanno costruito un qualcosa, e questo è stato il bello, uno degli aspetti positivi di questo lavoro.
Le due parole chiave della  compagnia sono sottrazione, perché cerchiamo di ridurre tutto all’essenziale, e poi di lavorare su questa leggerezza, una sorta di contrasto, laddove un testo drammatico lo vai a lavorare esattamente all’opposto.

Siete quindi una compagnia indipendente, e molto unita nella  ricerca della vostra indipendenza sia artistica, sia  emotiva?

“Esatto. L’indipendenza emotiva ti porta ad avere un’ indipendenza nella vita, è la  libertà di poter scegliere di

riuscire a vivere senza diventare la consolazione di qualcun’altro e senza cercare la consolazione da qualcun’altro.

Siamo sempre schiavi di questi modelli che ci dicono come dovremmo essere, come dovremmo apparire”.

Che poi è quello che accade alla protagonista dello spettacolo, acquisire perfezione durante un’aspettativa delusa.

Tornado al tuo lavoro, immagino che ci voglia coraggio sia per essere attori oggi in Italia che per creare una compagnia. E  forse questo è il vero dramma.

“Esatto, non si riesce a dare il giusto valore al nostro lavoro. Ed anche la difficoltà di distribuzione è un altro dramma. E’ vero che sono andata via dall’Umbria a 18 anni e questa è la prima volta che torno con un mio lavoro. Sto riprendendo i contatti ora e spero che sia la prima di molte altre date”.

Tu oltre a recitare, sei anche musicista e cantante. Come riesci a conciliare queste tre anime?

“Sono tre cose diversissime l’una dall’altra però d’altra parte io questo sono, musicista, cantante e poi ho iniziato a fare teatro. Qui in Italia sembra che tu debba essere solo una cosa, mentre in realtà avere quest’ ecletticità  è meravigliosa, la musica non è poi così distante dal teatro”.

Certo che no, si tratta di interazione tra arti.

“Esatto, infatti a noi piace parlare di partitura musicale, più che di drammaturgia. Noi lavoriamo sul tempo e sul ritmo”

I tuoi prossimi progetti Alessandra?

“Con la compagnia portiamo in giro tre spettacoli nuovi, mentre a fine febbraio uscirà un film, Tutto liscio, dove io sono uno dei personaggi comprimari. Ne sono molto felice, l’anteprima sarà a Los Angeles, speriamo sia di buon auspicio.  Poi ho due progetti musicali che sto portando a termine di musica elettronica e  e ho una cosa molto più classica, ho debuttato proprio la domenica prima di venire a Perugia a Città di Castello. E’ un lavoro, voce chitarra classica e clarinetto, nel quale abbiamo arrangiato le  musiche italiane degli anni sessanta in chiave classica”.

Tutto Liscio, il Film

Alessandra, è perciò un’artista eclettica, solare ed e ottimista, nonostante nel nostro Paese sembra impossibile avere un riconoscimento per quello che si è per quello che si è studiato. Che è poi la riflessione condivisa alla fine della nostra chiacchierata.

 

Grazie Alessandra, resta sempre così indipendente emotivamente, sperando che i talenti italiani non debbano essere costretti a lavorare all’estero.

“Grazie a te. Credo che una persona debba tendere alla realizzazione”. 

E noi crediamo che sia necessario che il nostro Paese dia la possibilità ai giovani di non scappare, poiché è proprio questo è il vero dramma, scegliere di prendere il primo volo e fuggire altrove anziché restare qui a penare.

 

Compagnia Barone Chieli Ferrari
<https://baronechieliferrari.weebly.com>