Il dolore di liberarsi dal Vampiro Energetico

Il vampiro energetico rincorre la sua vittima fuggita

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vampiro energetico

Non è facile liberarsi da un Vampiro Energetico, il dolore del distacco è qualcosa che capisce solo chi l’ha provato, non giudicare mai se non ci sei passato!

 

– Il dolore è ancor più dolore se tace –  Giovanni Pascoli

 

Il nome che ho scelto, Aurora. E’ l’alba, il principio, la luce che si affaccia, la nascita.
Il contrario di quello che sono stata per anni, sono stata il termine, la fine, la conclusione di me stessa a causa di quel vampiro energetico che mi aveva succhiato anima e volontà.

Dopo la fuga, dopo essere riuscita a uscire da quella prigione, dai il permesso a te stessa di stare male. Anche se libera ti senti ancora incatenata.

#accusi#piangi#imprechi#bestemmi#preghi#invochi

imprechi urli

Non riesci a vedere con lucidità la realtà. Sei impegnata in questo lavoro strano che ti prende gran parte del tempo, in mezzo a persone che un mai avresti pensato di frequentare. Le assurdità delle persone scandiscono le tue giornate. Le paragoni al vampiro energetico perché anche loro vorrebbero asciugare la tua vitalità.
Questo fa si che pensi in maniera più sana nei confronti di te stessa, o perlomeno lo credi. Dopo le mille accuse che ti sei fatta. Ma è dura alzarsi la mattina, cercare di far quadrare i conti, dire di no a tuo figlio quando ti chiede qualcosa. E’ una rincorsa per arrivare alla fine della giornata, a volte bene, a volte male. Ti detesti, ti colpevolizzi, stai piegata su te stessa.
Passa poco tempo, e il vampiro energetico si fa risentire
Piangente, supplicante, non vive senza di te, è pentito di quanto è successo ma tu hai esagerato, sta male, ti prega.
Si apposta nel parcheggio davanti a casa tua, ti aspetta, ti guarda, ti segue. Ti manda mille inviti a cena, vuole parlarti. ti riempie di mail, a volte supplicanti a volte piene di minacce e ingiurie.
Accetti
Ti porta in un locale conosciuto, che frequentavate prima. Ti sei premunita però questa volta, hai con te una penna speciale, di quelle che registrano. Vuoi registrare ogni sua e tua parola per non dargli il modo di distorcerle anche questa volta. E già sai come ti comporterai, istericamente. Perché è come vivi ultimamente.
E infatti, alle sue richieste pressanti con il solito metodo esplodi. Alzi la voce in quel locale dove vi conoscono. Ti senti coraggiosa, incoscientemente coraggiosa. E gli rinnovi il tuo disprezzo. Le vostre questioni materiali possono aspettare, tu non tornerai mai con lui. Non gli appartieni più. Affronti le sue minacce con arroganza, anche se dentro tremi come una foglia. Te ne freghi del fatto che poi dovrai rientrare con lui, non ti interessa niente.
Vuoi solo offenderlo pubblicamente, e lo fai
Stranamente reagisce bene, certo, tu sei isterica in mezzo alla gente, non può zittirti malamente. E non lo fa nemmeno mentre ti riaccompagna cioè, ha capito che non può farlo e quindi ricomincia con il suo dire


se non tornerai con me ti schiaccerò – ti farà pentire di essere nata e di essere viva – io posso dire tutto di te e sarò creduto perché sono del luogo e tu no – …

Certo, in quel momento non ti sono sembrate parole pesanti, eri abituata.
Insiste con gli appostamenti, e tu hai paura. Temi che possa entrare in casa tua, che possa farti del male, che possa davvero vendicarsi ponendo fine alla tua vita materiale dopo che ti ha ammazzata mentalmente.

Ti rivolgi ai carabinieri

Esponi la tua paura, la pistola che ti ha sventolato sotto il naso più volte, le minacce, hai anche scoperto che prende psicofarmaci, come possono lasciargli armi in mano?
Vieni ascoltata? A metà. Cosa hanno fatto? Praticamente niente. Sono del paese, lui è conosciuto e tu no, quindi non risolvi niente, e la cosa ti abbatte. Cambi casa per evitargli di cercarti, ed ora che sei più tranquilla, il vampiro cosa fa? Ti fa arrivare un esposto, ti denuncia per avergli procurato una depressione, e ti chiede come risarcimento la stessa cifra della quale ti ha derubato.

Buffo come si stravolgono le cose, da vittima passi a essere il carnefice?

E allora ti rivolgi a un avvocato che conosci e gli esponi i fatti. Nel fango in cui ti sei ritrovata questo uomo è fatto di luce per te, e si rende disponibile a difenderti e a attaccare quel verme che ti ha distrutta. Niente particolari qui, solo che le cause sono diventate tre, interrogatori da parte dei giudici con calci da parte del avvocato sotto il tavolo a te che parlavi troppo, i giudici che non ti hanno mai zittita ma ascoltata con attenzione, e su tre cause, tre ne hai vinte.

Hai il magone per quella donna che ha avuto paura di seguirti in questa cosa. Poichè nelle ricerche che avevi fatto avevi scoperto di un’altra sua vittima. Con due figli piccoli e terrorizzata da lui. Non sei riuscita a convincerla a denunciarlo ma l’hai aiutata a fuggire da lui, e questo ti basta.

Ogni volta è stata un’agonia,

per il tempo che non passava, la lungaggine della giustizia, la paura delle ritorsioni. Il terrore quando andavi alle udienze, di incrociarlo. Che potesse seguirti e scoprire dove abitavi ora. Si, poiché appena scappata oltre ai suoi appostamenti ti lasciava anche messaggi nella cassetta delle lettere.

Le iscrizioni ai social. Ricercare pagine che parlano di

 – Vampiro energetico –.

Per cercare pareri senza esporti, da persone del settore, o da altre che hanno vissuto la tua stessa esperienza. Cercando di uscire da quella modalità che ti fa stare male nonostante sia finito tutto. Ma non riesci. Dovresti parlare per sfogarti. E allora lo fai tramite una mail, a una persona vista su un social. Una criminologa che si occupa di violenza sulle donne. E ti risponde.

– Sei una donna fortissima,  non mollare e  continua a combattere –

Poche parole, dette da una persona che ascolta vite, che conosce dettagli. E ti reputa forte. Allora lo sei davvero. Certo. Dopo tutte queste cose sei ancora viva. Lo hai scritto in  maiuscolo nei tuoi sfoghi, quasi a urlarlo.

Sono viva

Ti dà una rinnovata forza questa cosa, e riesci a dire tutto al tuo avvocato. Sapeva si, ma non i dettagli, quelli, li hai detti a pochi. Nonostante tutto te ne vergogni.

Nel frattempo hai conosciuto altre persone, poche in verità. Sei diventata un’eremita.

– Ti trucchi da brutta…- Frase detta da una persona che a modo suo ti voleva bene e non capiva il tuo stare piegata su te stessa.

 

Sono passati svariati anni. In questi anni ti sei anche ammalata. Aver trattenuto per troppi anni il dolore, non avergli permesso di uscire, ha fatto si che esplodesse minando il tuo fisico.

Sangue : le infezioni della mente passate nel sangue

Fegato : la rabbia che esplode

Stomaco : la maldigestione del male

Polmoni : lo sfogo espresso in sigarette fumate

Pelle: lo stress che si sfoga

Ma hai voglia di vivere ora. hai ricostruito il rapporto con tuo figlio, sei più tranquilla. Perlomeno, ti sembra. e ti lasci andare con un uomo conosciuto. Accetti di avere una storia. Anche se poco dopo l’inizio le cose iniziano a stonare. Le parole, le modalità. Annusi il pericolo. Dopo qualche mese molli questo uomo che troppe cose in comune ha con il tuo vampiro energetico. E cosa succede?

Sembra che la storia si ripeta

Appostamenti e messaggi, troppi. Ma questa volta non hai intenzione di subire niente. Dopo qualche mese di ossessioni ti rivolgi alla polizia e, che magia, ottieni un decreto restrittivo per questo ennesimo bipede di sesso maschile che voleva vampirizzarti. Gli estremi c’erano, molto minori in confronto al precedente. E ti incavoli pensando a quando ti eri rivolta ai carabinieri e loro nulla avevano fatto. Ma passi oltre. Questa volta passi oltre e decidi realmente di ricominciare a vivere.

La corda che ti sei ritrovata in mano non l’hai usata per impiccarti, ma per costruirci un’altalena e dondolarti sentendo il lieve soffio del vento sul tuo viso.

 

 

Quando sarò capace d’amare mi piacerebbe un amore 

che non avesse alcun appuntamento col dovere…

Un amore senza sensi di colpa… Senza alcun rimorso,

egoista e naturale come un fiume che fa il suo corso.

Senza cattive o buone azioni, senza altre strane deviazioni…

Che se anche il fiume le potesse avere andrebbe sempre al mare .

Così vorrei amare… Giorgio Gaber

Questo è il modo di amare che cercavo. Ora, e posso parlare al presente e in prima persona, ho ricominciato a vivere anche se in una modalità totalmente diversa in confronto a prima. Mi sono resa conto che a nulla serve continuare a colpevolizzarmi per ciò che è successo. E’ successo, punto.

Perchè a me? Perchè no!

Non esistono risposte definitive per quanto accaduto. La cosa importante ora è vivere. Ed è quello che voglio e cerco di fare. Ho una nuova relazione,  sono riuscita a lasciarmi andare.  Faccio sempre lo stesso lavoro improbabile ma con una nuova modalità di azione e di pensiero. Ho smesso di andare sui social in gruppi di violenza e di sfogo, non perché la cosa non mi interessi più, ma per smettere di sentire quel male che non mi appartiene più.

Mai scorderò quanto successo, non potrei.

Ne porto i segni tangibile sul corpo, nel mio esterno modo di vivere, nel mio a volte paranoico nel cercare i perché per i comportamenti delle persone. Certo, la fiducia nelle persone non è più quella della cretina che credeva a tutto, a volte ci casco, ma raramente oramai. Sono cinica, stronza, con chi reputo che meriti la parte peggiore di me. Dentro sono sempre la Maleficent ragazzina, che sogna e ride e vuole vivere.

 

Il malvivere non mi appartiene più

Ho smesso di scrivere mostruosità negative, in cui il nero era l’unico colore. Voglio arcobaleni. Non registro più i miei sfoghi disperati, li ho riascoltati e cancellati…

Si può cambiare. Si può ritornare in piedi.

Jak Folla, Oscho, Bevilacqua, Tumbrl, libri di autori che parlavano di morte, di suicidi, di malvivere, pseudosantoni incontrati in pagine di psicologia spicciola che ululavano i loro concetti astratti e illogici. Mille esempi potrei fare di quanto ho cercato, letto, per uscire dal malvivere in cui ero entrata.

E poi, puff!!! Spariti. Non mi servono più.

Anche se la mia mente ancora a volte va dove non vorrei, segue una strada più dolce, più reale, con l’accettazione della debolezza che mi imprigionava in quegli anni, con la delicatezza del perdono attuale per me stessa.

– La memoria è un mostro: tu dimentichi, essa no. archivia le cose, ecco tutto. le conserva per te, le richiama per fartele ricordare, a sua volontà. credi di avere una memoria. ma è la memoria che ha te –

In ogni caso, ora e finchè vivrò, solo una cosa posso urlare a quel bastardo che mi ha fatto passare tutti quegli anni nel decimo girone, e lo urlo a squarciagola, mentre ballo la danza della vita che prosegue….

 

 

Brutto bastardo alla faccia tua io sono ancora viva!!!