Umbria Segreta: Abbazia di San Felice e San Mauro a Santa Anatolia di Narco

Un viaggio nell'affascinante storia e nelle tradizioni dell'antica Abbazia di San Felice

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Nel cuore della campagna italiana, circondata dalla bellezza naturale e dalla spiritualità che caratterizza la regione, si trova l’Abbazia di San Felice. Questo antico luogo di culto, con le sue radici profondamente radicate nel XII secolo, racchiude una storia affascinante e leggende che ancora oggi catturano l’immaginazione di chiunque vi metta piede. In questo articolo, esploreremo la storia e le leggende che circondano l’Abbazia di San Felice,a Santa Anatolia di Narco  un patrimonio storico e culturale che continua a ispirare la nostra immaginazione.

Secondo il mito della fondazione, risalente al XII secolo, San Mauro, un devoto proveniente dalla lontana Siria, giunse in queste terre insieme a trecento compagni. Qui, lontano dalla civilizzazione, Mauro si ritirò con suo figlio Felice e la loro nutrice in un luogo solitario, dove costruirono un modesto eremo. La leggenda narra che quest’uomo, insieme ai suoi compagni, fu venerato in vita dalle popolazioni locali poiché li aveva liberati da un terribile drago che avvelenava l’aria con i suoi miasmi malefici. Inoltre, la sua presenza aveva portato altri miracoli e benedizioni alle persone del luogo.

La gratitudine e la devozione delle persone verso San Mauro e San Felice non si affievolirono nemmeno dopo la loro morte. In loro onore, fu eretta una chiesa sopra l’eremo originale, che divenne conosciuta come Castel San Felice. La leggenda del drago, scolpita a rilievo nel fregio sotto il rosone della chiesa, è spesso interpretata come una metafora della bonifica della zona dalle paludi, un’opera compiuta con dedizione dai monaci di San Felice.

La chiesa, che fu riedificata nel 1190, è un esempio straordinario di architettura romanica spoletina. La sua bellezza atemporale continua a impressionare i visitatori con il suo design semplice ma maestoso. L’interno della chiesa è una navata unica coperta da travi a capriata, con un presbiterio soprelevato, delimitato da plutei decorati con affascinanti mosaici. Sebbene la decorazione pittorica ad affresco lungo le pareti sia in gran parte frammentaria, tra i resti spicca una “Adorazione dei Magi”, un capolavoro di un pittore tardo gotico della prima metà del XV secolo.

Attraverso due passaggi laterali, è possibile accedere alla cripta, con le sue volte sorrette da una colonna centrale. Le tre absidi della cripta ospitano due altari e, al centro, un sarcofago in pietra rossastra che, secondo la tradizione, custodisce le spoglie dei santi Mauro e Felice.

Nel corso dei secoli, l’Abbazia di San Felice ha subito diversi restauri, tra cui uno importante in occasione del Giubileo del 2000, che ha permesso di preservare questa preziosa testimonianza storica per le generazioni future.

Oggi, l’Abbazia di San Felice continua a essere un luogo di devozione e riflessione per i fedeli, ma anche una destinazione affascinante per i visitatori curiosi che desiderano esplorare la storia e le leggende che circondano questo gioiello dell’architettura romanica e della cultura italiana. La sua bellezza e la sua aura di mistero continuano a incantare e a ispirare chiunque abbia il privilegio di visitarla.

Pratiche Terapeutiche e Propiziatorie

L’Abbazia di San Felice, oltre ad essere un luogo di culto e riflessione, è stata anche associata a pratiche terapeutiche e propiziatorie che hanno attirato l’attenzione dei visitatori nel corso dei secoli. Questi rituali, alcuni dei quali potrebbero sembrare insoliti ai giorni nostri, testimoniano la ricca tradizione di devozione e credenze popolari legate all’abbazia.

Uno dei resoconti più interessanti proviene dalla visita pastorale di monsignor Carlo Giacinto Lascaris nel 1712. In questa occasione, Lascaris annotò che davanti all’altare maggiore dell’abbazia c’era un presbiterio elevato e spazioso. Al centro di questo presbiterio si trovava una buca chiusa da una grata di ferro. Ciò che rendeva questa pratica particolarmente singolare era che le donne del luogo, spinte da un fervente fanatismo, lavavano la testa dei loro figli con l’acqua proveniente da una vicina sorgente, credendo che ciò li avrebbe liberati dalla scabbia.

È importante notare che monsignor Lascaris aveva un atteggiamento diffidente nei confronti di queste forme di devozione, e potrebbe aver influenzato la sua opinione il fatto che l’abbazia avesse acquisito una cattiva reputazione in passato a causa di pratiche di guarigione che erano state incluse nell’elenco delle azioni ingannevoli descritte nello “Speculum Cerretanorum” di Teseo Pini, un autore urbinate del 1589. Tra le varie pratiche mediche discusse da Pini, si trovavano anche i “Lotores”, individuati presso l’abbazia di San Felice. Un certo priore di nome Andrea era particolarmente noto per promettere cure miracolose in cambio di denaro, come la promessa di far crescere i bambini o di guarire gli infermi lavandoli con l’acqua del fiume Nera.

L’acqua utilizzata per questi rituali terapeutici era prelevata da una risorgiva situata sotto il complesso abbaziale. Questa sorgente era considerata “miracolosa” e veniva impiegata fino a poco tempo fa per lavare i bambini affetti da sfogo cutaneo. Nonostante la sua importanza storica, la sorgente era diventata inaccessibile a causa dell’abbandono dell’abbazia. Tuttavia, recentemente è stata restaurata e resa nuovamente accessibile, insieme alle vasche, nell’ambito di un intervento di restauro che ha coinvolto l’intero complesso.

Inoltre, nella cripta dell’abbazia, è conservato il sepolcro dei Santi Mauro e Felice, protetto da una grata di ferro. Questo sepolcro ha sempre attirato numerosi pellegrini e devoti, che vi si recano nel giorno della festa dei santi. Si crede che le preghiere rivolte a Mauro e Felice abbiano portato molte grazie e guarigioni, in particolare a coloro che soffrivano di febbre, come testimonia lo storico locale Jacobilli.

L’Abbazia di San Felice, quindi, oltre a essere un luogo di culto, è stata anche un centro di devozione popolare e di credenze terapeutiche che hanno arricchito la sua storia plurisecolare. Queste pratiche testimoniano la profonda connessione tra la fede religiosa e la cura del corpo e dell’anima che ha caratterizzato la vita dell’abbazia nel corso dei secoli.

Calendario
La festa liturgica di S. Felice si celebra il 16 giugno nella ricorrenza del giorno della sua morte (16 giugno 535) e di quella del padre Mauro (16 giugno 555). Per saperne di più
Relazione della visita pastorale diMons. G. Lascaris, 1712, ms, Biblioteca Comunale di Foligno; Jacobilli Ludovico, Vite de’ Santi e beati dell’Umbria, I voi., Foligno, 1647-1661; ristampa anastatica, Forni Editore, Bologna, 1971; Camporesi Piero (cur.), Il libro dei Vagabondi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1973; AA.W., La Valnerina. Il Nursino. Il Casciano. Manuali per il territorio, Edindustria, Roma, 1997.

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