FAUSTO MARCHINI E LA SUA TENTAZIONE DELL’ ABISSO

MONOLOGO INTERIORE DI UN UOMO IN MARE

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“SEMPRE IL MARE, UOMO LIBERO, AMERAI!
PERCHÉ IL MARE È IL TUO SPECCHIO;
TU CONTEMPLI
NELL’INFINITO SVOLGERSI DELL’ONDA
L’ANIMA TUA,
E UN ABISSO È IL TUO SPIRITO
NON MENO AMARO”.
DA “L’HOMME ET LA MER” DI CHARLES BAUDELAIRE.

E’ stato pensato, detto e scritto di tutto sulla tentazione dell’abisso.

Non c’è critico o scrittore che non abbia proposto la sua personale interpretazione di questo enigma.

La sensazione di sconfinatezza, il movimento incessante delle sue acque, l’affascinante mistero dell’ignoto ha reso il mare uno dei topoi più ricorrenti della letteratura di ogni tempo.

Da Melville a Baudelaire, da Conrad a Hemingway, da Ungaretti a Buzzati, ciascuno ha tentato di esorcizzare le proprie pulsioni interiori  inseguendo e narrando  gli oceani del mondo.

Nietzsche, in Al di là del bene o del male,  scriveva: se guarderai a lungo nell’ abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te.

 

Il mare, con il movimento delle sue onde, accarezza  la nostra immaginazione.

Qui riponiamo i sogni, le speranze, le nostalgie, le paure ed è per questo che il tema continua a suscitare un enorme interesse fra gli autori, anche contemporanei.

Non fa eccezione l’autore/attore Fausto Marchini, di Scarpaccia Teatro di Perugia, con il suo Roi, la tentazione dell’abisso, in scena al Cinema Esperia  di Bastia Umbra l’11 Aprile alle ore 21.00,  nell’ambito della rassegna C’è teatro, per la regia di Mauro Maggioni e con la collaborazione di Maria Grazia Di Donfrancesco.

In questo interessante monologo di un’ora, l’autore ripercorre l’antica lotta dell’uomo con una misteriosa creatura marina, nello specifico  il  Colombre, una sorta di Leviatano in cerca di prede, visibile solo alle sue vittime che ostinatamente insegue finché non riesce a divorarle.

Stefano Roi, protagonista del racconto di Dino Buzzati e scelto da Marchini come testo di riferimento, rinuncia alla possibilità di una vita tranquilla ed agiata  per il mare, luogo in cui passerà tutta la sua esistenza nel tentativo di sfuggire, ma anche di rincorrere il Colombre.

Questo estenuante rapporto odi et amo e di attesa del mostro lo porterà, inevitabilmente, a fare i conti con i propri demoni interiori.

Il lavoro drammaturgico di Fausto Marchini si basa sulla fusione dei temi principali che emergono dalle sue fonti: Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, La linea d’ombra di Joseph Conrad e Moby Dick ovvero La balena di Herman Melville  e sull’utilizzo che fanno gli autori delle stesse metafore per segnare lo scorrere del tempo e, con esso, le varie fasi della vita.

Interessante il montaggio del testo di tipo cinematografico che conduce la vicenda tra presente, scarti temporali e flashback.

L’uso di alcuni oggetti ed elementi scenici sottolineano ulteriormente questa impostazione: le piantane e le luci a vista intendono ricreare una sorta di set cinematografico e, allo stesso tempo, dichiarare il “gioco” del teatro. A questi, si aggiungono sul palco  un metronomo che scandisce il tempo, una tanica di acqua mossa dall’ attore che evoca il rumore delle onde, un vetro-mattone posto davanti al viso che ne deforma i lineamenti come se si percepisse la presenza di un essere mostruoso. 

Il corpo dell’attore, in continuo  movimento, richiama il meccanismo circolare  dell’orologio, e quindi dello scorrere del tempo, ma anche il moto del mare e l’irrequietezza dell’animo umano. Il motivetto che il protagonista ripetutamente canticchia scandisce anch’esso il passare del  tempo e l’attesa di qualcosa che dovrebbe accadere.

 

 

Lo spettatore rimane rapito da quest’ atmosfera surreale,  è disposto a lasciarsi cullare  dal fluttuo incessante della narrazione, ma allo stesso tempo, ne avvista il potenziale pericolo.

La drammaturgia del testo di Fausto Marchini fa riflettere ed è questo il fine ultimo che ogni buona opera dovrebbe avere. Gli interrogativi sul senso della vita si trovano in noi stessi così come le relative risposte.

Alcuni decidono di restare in superficie preferendo la pace dello spirito mentre altri, come nel caso di Stefano Roi,  sono disposti a scendere nelle profondità degli abissi ed assumersi il rischio di fronteggiare i mostri che potrebbero palesarsi.

Per questi ultimi non esiste scelta: il mare li  chiama, li seduce, li tormenta tanto da non poter far altro che seguirne la scia andando incontro al mostro che, a tratti, emerge dall’abisso.

Ed in tutta questa instancabile lotta dell’ Uomo contro le Forze della Natura, tra il Bene ed il Male, fra il Noi e l’Altro è nascosto il nostro personalissimo senso della Vita.

Per info e prenotazioni www.cinemaesperiabastia.it

info@scarpacciateatro.it