BENTORNATO A PERUGIA LO “SPOSALIZIO DELLA VERGINE” DEL PERUGINO

È stata presentata la mostra a Perugia che dal 3/03 all'11/06/2022 sarà esposta alla Galleria Nazionale dell'umbria

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Dopo circa 200 anni torna in Umbria lo “Sposalizio della Vergine” del Perugino definito il meglio maestro di Italia.

Un evento artistico-culturale di grandissimo spessore a livello nazionale e internazionale che auspichiamo possa fare anche da volano per il turismo di Perugia e della nostra regione.

ARTICOLO DI DANIELE BOVI (Fonte: Umbria24.it)

Una settantina di opere per raccontare quel maestro umbro che, primo dopo Giotto, ha creato un vero e proprio linguaggio nazionale. Sarà inaugurata il 3 marzo e si chiuderà l’11 giugno la mostra «Il meglio maestro maestro d’Italia. Perugino nel suo tempo», evento di punta del cartellone pensato per i 500 anni dalla morte di Pietro Vannucci. L’evento – termine spesso abusato ma in questo caso adeguato – è stato presentato lunedì nella sala Podiani della Galleria nazionale dell’Umbria, là dove sarà ospitata la mostra curata dal direttore Marco Pierini e dalla conservatrice del museo Veruska Picchiarelli.

La presentazione Oltre ai curatori erano presenti Ilaria Borletti Buitoni, presidente del comitato ministeriale che coordina le celebrazioni, il sindaco di Perugia Andrea Romizi e Vincenzo Ansidei di Catrano, rettore di quel Nobile collegio del Cambio che ospita tra le opere più belle del Perugino e che avrà un ruolo importante nel percorso. La data scelta per la presentazione è tutt’altro che casuale: «In una lettera datata 7 novembre 1500, Agostino Chigi, che fu fra i più grandi mecenati del suo tempo, definiva Perugino – ricorda Pierini “il meglio maestro d’Italia” e la scelta di utilizzare questa espressione come titolo della mostra dichiara esplicitamente l’intenzione di raccontarne la grandezza». «L’iniziativa completa così idealmente – hanno aggiunto – il progetto di analisi storica e critica dell’itinerario creativo di Perugino, iniziato nel 2004 proprio nel museo umbro, che conserva il più considerevole numero di opere del maestro, con una rassegna che indagava prevalentemente i suoi ultimi vent’anni di produzione».

La mostra L’immagine che sarà utilizzata per il materiale legato alla mostra è un particolare dello Sposalizio della Vergine, capolavoro del Perugino concepito per la cappella del Santo anello del duomo di Perugia e oggi nel Musée des Beaux-Arts di Caen, in Francia; un’opera che farà il suo ritorno in città dopo più di duecento anni e che chiuderà la mostra. Altre opere arriveranno dal Louvre di Parigi, dalla Gemäldegalerie di Berlino, dalla National Gallery di Londra e da quelle di Washington e da tanti altri; ben nove inoltre quelle prestate dagli Uffizi di Firenze. Tutte le opere in mostra saranno antecedenti al 1504, anno nel quale Perugino lavorava a tre commissioni che segnano il punto più alto della sua carriera: la Crocifissione della Cappella Chigi, la Lotta fra Amore e Castità conservata al Louvre e il già citato Sposalizio.

Lo sguardo Oltre a queste a Perugia si potranno ammirare il trittico Galitzin, la Pala Scarani di Bologna, la Madonna col Bambino del Musée Jaquemart-André di Parigi e il Polittico della Certosa di Pavia eccezionalmente ricomposto per l’occasione. Tutta una parte sarà poi dedicata a quegli artisti che in Italia sono stati influenzati dal lavoro del Perugino. In generale, l’obiettivo è quello di «recuperare lo sguardo dei contemporanei, e di tornare a vedere in Perugino un protagonista assoluto del Rinascimento, quale fu per almeno due decenni». «Nel corso del tempo – ha spiegato Picchiarelli – si è creata una discrasia tra l’immagine che ci hanno lasciato i suoi contemporanei e quella degli studiosi; noi abbiamo cercato di recuperare lo sguardo dei contemporanei su un pittore che, come era riuscito prima solo a Giotto, ha creato un linguaggio nazionale».

Mostra straordinaria Al centro quindi ci sarà lo sguardo dei contemporanei, senza tutta la tarda attività e quei «condizionamenti dovuti a una fortuna critica a dir poco altalenante». Altra chiave di lettura sarà quella data dal rapporto tra Perugino e altri maestri come Verrocchio, Raffaello, Francesco Francia e Domenico Beccafumi. Ai musei ai quali è stato chiesto uno sforzo maggiore la Galleria ha proposto di diventare dei veri e propri partner del progetto, attraverso «iniziative in reciprocità e consulenza scientifica». «Sarà una mostra straordinaria – ha detto Buitoni – frutto di un progetto che ha ottenuto il punteggio più alto tra quelli ai quali sono state assegnate le risorse. Servirà a irradiare lo spirito della nostra regione e il Perugino sarà l’occasione per attrarre ancora più persone l’Umbria, una terra dove si respira il suo spirito Il 2023 – ha auspicato – sia un anno straordinario per Perugia e per chi la ama».

Romizi «Gli eventi in programma – ha detto il sindaco – sono destinati a rimanere nella storia e a scrivere un nuovo capitolo della vivacità culturale di Perugia, dell’Umbria e del nostro Paese. Perugino non è solo il pittore delle dolcissime madonne angelicate o delle pale d’altare fiorite come frammenti di cielo in terra, ma l’identità stessa della cultura umbra diffusa nel mondo. Ne sono testimoni le opere che arriveranno dai più importanti musei internazionali». Molto interessante sarà anche il catalogo, che conterrà i contributi «dei maggiori specialisti del pittore e ripercorrerà le tappe della carriera di Perugino».

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