-Non ho potuto continuare a scriverti- di Valeria Girolmoni

E' la lettera che è stata segnalata dalla giuria al Festival delle Corrispondenze di Monte del Lago

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Non ho potuto continuare a scriverti
Non ho potuto continuare a scriverti

Valeria Girolmoni ci ha gentilmente inviato questo suo piacevole scritto che ha partecipato al Festival delle Corrispondenze, questa lettera che a volte sfocia nella poesia, merita in pieno la segnalazione della giuria dell’importante Festival letterario di Monte del lago.

La proponiamo ai nostri cari lettori con onore e gratitudine per Valeria Girolmoni.

NON HO POTUTO CONTINUARE A SCRIVERTI

Non ho potuto continuare a scriverti….forse neanche è doveroso darti spiegazioni ma la mia ipersensibilità mista ad un’ inspiegabile nostalgia, non mi hanno permesso di cambiare direzione.

Mi sento come un insetto che non trova pace, per niente paladina di un atto coraggioso sennò avrei taciuto per sempre, anzi ritengo che a volte il mio cuore sia stato inondato da una follia sentimentale che mi porta ancora a sbagliare.

Poi però ripenso a Parigi, a quel tavolo che era impregnato dell’odore nauseabondo del vino rosso che mi cadde quando mi persi nel “blu”di quel famoso dipinto che tu vantavi con molta decisione, frutto di notti insonni, di sogni infranti, di lacrime e di innumerevoli duelli con mostri.

La mattina ti svegliavi tutto sudato,il battito cardiaco era come un cavallo infuriato in un recinto troppo limitato ed angusto. Ricordi?

Sono ad oggi assolutamente convinta che tu abbia dei pensieri alquanto sfumati a riguardo, un po’come l’effetto degli acquerelli, tecnica che tu prediligevi, addirittura considerandola mistica; solo il blu, quel maledetto ed affascinante colore era per te chiaro e netto come il graffio che avevi in volto.

La protagonista della tua tela che mi fece innamorare perdutamente di te, permettendomi di toccare la bellezza sconfinata del tuo animo era la sorprendente Marlene Dietrich, la mitica ballerina dell’ ” Angelo azzurro”, l’opera di Heinrich Mann a cui tanto ti sei ispirato.

Sento ancora quelle musiche, il correre frenetico dei camerieri che talvolta impedivano con  suoni striduli di piatti e bicchieri di deliziarci comodamente del piacere delle nostre conversazioni, addirittura rendendo molto sottile la dichiarazione d’amore che ci facemmo quel quattordici febbraio di tanti anni fa.

Ricordo con la stessa tenerezza che mi arreca la visione di un pulcino , quelle lunghe lettere che ci scrivemmo prima del fatidico incontro, nate dallo sbaglio di corrispondenze, tutto incredibilmente assurdo ma che tu facesti bene ad interrompere.

Brividi, disperazione ora, contrasto profondo sul non capito e sui silenzi che sono per me  più fastidiosi della visione del sangue .

Quel blu, colore così paradossalmente accecante è un’immagine che mi insegue tormentandomi come una mosca; non trovo la via d’uscita, non riesco a decifrarlo…è oceanico ed eterno.

Mi guardo oggi allo specchio, sono invecchiata, sono terribilmente piena di rughe sul volto che sono come dei solchi, ho un aspetto ed un andamento goffo che cerco di camuffare ma gli anni sono i giustizieri della verità.

Mi sento sciocca ma è più forte di me cospargere il mio corpo di creme e profumarlo di quella fragranza che tu tanto adoravi, il classico e leggendario Chanel n 5, a distanza di un’eternità.

Mio caro e non voglio aggiungere altri appellativi, voglio farti una confidenza che ti farà sicuramente sorridere illuminando il tuo volto così oscuro.

La notte, a volte, in maniera quasi prepotente mi chiudo in camera estraniandomi da tutto il resto, solo io e la stanza; inizio a prendere quelle scarpe che a suo tempo ero solita indossare per vederti, quel modello francesce che ti affascinava, mi trucco amando il contrasto tra il bianco della cipria ed il rosso del fard ed infine danzo.

Danzo ribellandomi al dolore, prendendo a schiaffi la vecchiaia, incurante del mio corpo non più giovane ed almeno in quei frammenti mi sento bella quasi come la nostra Marlene Dietrich.

Aspetto a quel punto con ansia l’arrivo del professor Unrat  che nonostante sia un essere odioso e meschino non è mai stato davvero  così malvagio.

Perdonami se ti ho arrecato noia ma sai che il voler capire, il cercar risposte e chiarezza fanno parte di me in maniera vitale.

Concludo dicendoti la verità. Non ho potuto continuare a scriverti perché fondamentalmente non ho voluto, perché ti amo sinceramente e la forma di Amore più elevata è quella di rispettarti, lasciandoti libero di perderti nel blu senza alcun limite.

Se capiti di nuovo a Monte del Lago, luogo a te caro, ricordati che questa volta potrai arrivare a guardare il cielo visto addirittura dall’alto, “danzando in mezzo alle fate”.

Il buon De Andrè ci saluterebbe dicendoci così: “l’amore che strappa i capelli è perduto ormai, non resta che qualche svogliata carezza e un po’di tenerezza”.

Valeria Girolmoni