Eboli, 18 agosto 2026. Non galoppava più da anni, ma ieri il vento si è fermato.
Varenne, nato a Copparo il 19 maggio 1995, ci ha lasciato. Aveva 31 anni, la criniera ancora nera come la notte e lo sguardo di chi aveva corso contro il mondo e l’aveva battuto.
Lo chiamavano Il Capitano. Ma per noi è stato molto di più: è stato il brivido allo stomaco la domenica, il rumore dei zoccoli che diventava musica, l’orgoglio di un’intera nazione che non metteva piede all’ippodromo.
Lo comprò con una colletta
La favola inizia come iniziano le storie più belle: per caso.
Nel 1998 Enzo Giordano, napoletano, lo vide in tv a Bologna. Un debuttante baio scuro, 1.66 al garrese, che correva come se avesse fretta di diventare leggenda.
Enzo fece quello che fanno gli innamorati: mise insieme i soldi con parenti e amici e lo comprò.
Non stava comprando un cavallo. Stava adottando un destino.
Da lì nacque una famiglia. Enzo, il driver Gianpaolo Minnucci, il manager Rolando Luzi, e lui, Varenne. “Una condivisione autentica di vita, passione e dedizione”. Per Minnucci e Luzi Enzo era “un padre, un fratello”. E Varenne era il figlio.
Il figlio del vento
73 corse. 62 vittorie. 6.035.665 € di premi. Numeri da capogiro, ma i numeri non raccontano il vento.
Racconta l’America: doppio Prix d’Amérique, 2001 e 2002. La prima volta che un italiano metteva la bandiera a Vincennes.
Racconta la Svezia: doppio Elitloppet, con Solvalla che si alzava in piedi.
Racconta Napoli: 3 Lotteria di Agnano consecutive, casa sua.
Racconta l’Italia: Derby 1998.
Varenne non vinceva. Volava basso. Partiva ultimo e arrivava primo con un allungo che spezzava il fiato. Gli avversari lo vedevano solo di spalle. Il pubblico lo vedeva e ci credeva, anche se non era mai stato all’ippodromo.
L’uomo che ci vide giusto
“Un cavallo così bello e fiero non poteva che diventare un campione” disse Luca Zaia ricordando Enzo. E aveva ragione.
Enzo è morto nel maggio 2025. Da quel giorno Varenne aveva perso metà della sua anima. Ieri ha raggiunto l’altro.
Gianpaolo e Rolando lo hanno salutato così: “Come Varenne, anche lui era una leggenda”.
Epilogo
Oggi a Eboli non si corre. Oggi si ricorda.
Varenne non era solo il cavallo più vincente della storia del trotto. Era la prova che un’intuizione, una colletta e tanto amore possono battere qualsiasi pronostico.
Se chiudi gli occhi, lo senti ancora.
È quel soffio caldo sul rettilineo, è quel “vai Capitano” urlato dalle tribune, è il vento che passa e non torna più indietro.
Ciao Capitano. Corri felice lassù. E grazie per averci fatto sognare.















































