Santa Anatolia di Narco

Il centro e Castel San Felice

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Sorge nel mezzo della Valnerina ed è un centro prevalentemente agricolo posizionato sulla sponda sinistra del fiume Nera. Santa Anatolia vanta origini antichissime come testimoniano i resti di una importante necropoli dell’VIII-IV secolo a.C. Il borgo, di origine medievale, si chiamò Naharcus fino al 1198. Si sviluppò attorno ad un castello del secolo XII del feudatario Duca Corrado di Hurslingen.

Di questo si conservano solo le mura e due torrioni del XIV secolo. Distrutto nel XIII secolo  e riedificato dagli Spoletini assunse il nome di Sant’Anatolia in onore di questa santa, una giovane patrizia romana, martirizzata per il suo credo.

Aspramente conteso per la sua importante posizione strategica nel XII secolo Castrum Sant’Anatholie passò definitivamente sotto il dominio del Comune di Spoleto e del governatore pontificio.Nel XIV secolo la Ghibellina Sant’Anatolia viene coinvolta in aspre guerre con la guelfa Scheggino.

Nel 1523 ribellatasi a Spoleto viene messa a ferro e fuoco dalle milizie degli Orsini.

Nel 1799 dopo il,crollo del regime pontificio e l’instaurazione della Repubblica Romana, anche Sant’Anatolia si ribella al nuovo regime,ma viene messa a tacere con la forza.Dal 1809 al 1814 entra a far parte del cantone rurale di Spoleto.

Viene annessa al regno d’Italia nel 1860, nel 1927 viene aggregata al comune di Spoleto e riacquisterà la sua autonomia comunale nel 1930.

La cittadina Santa Anatolia di Narco è un meraviglioso borgo medievale, stretto e adagiato su una bassa collina,  mantiene inalterate le sue caratteristiche di castello fortificato. Il  centro storico  del paese è circondato dalle antiche mura che si aprivano in  tre antiche porte, che permettevano l’ingresso nel centro abitato, e di cu una è  ancora ben conservato. Molte torri di guardia completavano  la  struttura difensiva

Le sue origini sono antichissime. Fu uno dei primi insediamenti lungo le rive del il fiume Nera. Vi si insediarono i Naharci,  gli abitanti originari di questo territorio, da cui il fiume, la valle e il paese Sant’Anatolia presero il loro nome

Uno dei più importanti e interessanti
centri di Sant’Anatolia di Narco è sicuramente la frazione Castel San Felice, altro borgo fortificato dalla forte personalità e a fascino unico.

La chiesa fu senza dubbio un centro religioso molto importante, divenendo
anche un priorale e una collegiata. Lo dimostra l’enorme
valore dell’immobile, ma anche da un documento illustrato, che consiste in
due volumi manoscritti del XII secolo contenenti argomenti
legati ai santi venerati a Spoleto. I due codici hanno origine
appena dalla chiesa di San Felice di Narco e sono ora custodite nel capitolare
biblioteca a Spoleto.

Dal testo risulta che la chiesa fu edificata intorno al 1190 nel corso del
la completa ricostruzione di un ex edificio benedettino che era stato
costruito dopo il drenaggio della zona.

La facciata è un mirabile esempio dell’architettura romanica spoletina,
eseguita a imitazione della Basilica di San Salvatore, a
modello che ha ispirato molti progettisti di altri edifici di questo periodo.

Anche il rosone è un magnifico prodotto del romanico umbro, in quanto
è decorato con i simboli degli evangelisti e i rilievi sottostanti, che
ritraggono due storie di San Felice, ”l’uccisione del drago” e ”la
risurrezione del figlio della vedova”.

Il drago ucciso da San Felice è solo la trasposizione del fiume Nera,
che era considerato nell’antichità un pericoloso antagonista che doveva essere
combattuto e sconfitto. L’uccisione del drago rappresenta simbolicamente la
bonifica del territorio che era stato paludoso e causa di malattie e
Morte.

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