Nessuna pietà per Roberto Ferracci

L'albergatore di Spello che ha ferito due magistrati sta male, ha perso 20 chili, in cella è guardato a vista

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di Francesco Castellini – Nessuna pietà per Roberto Ferracci, 53 anni, l’albergatore di Spello che il 25 settembre scorso assalì nel loro ufficio due magistrati del tribunale civile di Perugia, Francesca Altrui e Umberto Rana.
Accusato di tentato omicidio, l’uomo, armato di due coltelli da cucina, ferì (per fortuna in maniera lieve, senza punti di sutura) due togati della sezione fallimentare e anche un impiegato, quindi venne arrestato dalla Polizia. Da allora è rinchiuso nel carcere di Capanne.
Nella ricostruzione dei fatti sembra che l’albergatore di Spello abbia agito a seguito dell’esito sfavorevole di una controversia aperta da una società di famiglia con la banca Unicredit e che nella sua follia abbia voluto vendicarsi contro l’ufficio che aveva deciso a suo sfavore.
Per il pm le prove sono evidenti. E in attesa della sentenza l’imputato resta in prigione.
La procura di Firenze già un mese fa aveva fatta richiesta di giudizio immediato, respingendo l’istanza del legale di Ferracci, l’avvocato Silvia Olivieri, che invece chiedeva il giudizio abbreviato, condizionato all’espletamento di una perizia psichiatria, e dunque avanzando la richiesta di arresti domiciliari. Il legale, in alternativa, aveva presentato istanza di un urgente ricovero in una struttura sanitaria idonea.
Ma anche nell’ultima udienza c’è stato un ulteriore rigetto di tutte le richieste.
Inevitabile il ricorso in Cassazione.
“Ho fatto più volte presente – dice l’avvocato Olivieri – che il mio assistito sta molto male, versa in condizioni disperate. In questo mese e mezzo di detenzione ha perso 20 chili. E anche sul piano psichico presenta dei segni inquietanti: sguardo fisso, imbambolato, trema, parla con difficoltà. Quel poco che riesce a dire è che, pur non ricordando niente di quella mattina, si dispiace profondamente per ciò che gli hanno raccontato che lui ha fatto. Si dice stupito e dispiaciuto. Incredulo di aver potuto osare tanto. E ha anche scritto una lettera nella quale esprime il suo pentimento, dove chiede perdono, ma il perito del tribunale a cui l’ha consegnata non ne ha tenuto conto e non l’ha messa agli atti. Non ne ha fatta menzione”.

“Ferracci di quel brutto episodio non ricorda nulla – ribadisce l’avvocato -, è come se avesse rimosso tutto. Rammenta solo di essere uscito di casa, di essere arrivato in tribunale. E poi il vuoto, fino a descrivere solo l’anticamera delle stanze dei magistrati dove l’hanno bloccato e dove poi è arrivata la Polizia a portarlo via”.
“Già al primo Gip che si occupava del caso – dice il legale difensore – avevo fatto presente le patologiche condizioni del mio assistito. Roberto Ferracci, conosciuto in tutta Spello come un uomo disturbato ma mite, sta male da molti anni, tanto che dal 2012 è in terapia al Servizio psichiatrico diagnosi e cura di Foligno. La notizia di rigetto della causa contro Unicredit, peraltro decisa da un magistrato diverso da quello a cui ha fatto visita la mattina del 25 settembre, è la causa scatenante. Perdendo il suo albergo si è sentito definitivamente abbattuto. Lui dice che era uscito di casa per fare chiarezza, e il fatto che abbia portato con sé due coltelli da cucina, potrebbe anche contemplare altre ipotesi, da tenere in considerazione piuttosto che puntare dritti solo alla premeditazione. Ferracci è un uomo che da tempo chiedeva aiuto. E ora il fatto di ritrovarsi in carcere, dove è stato sottoposto anche a regime di isolamento e dove adesso per i suoi palesi disturbi è tenuto sotto costante controllo, non può che compromettere ancora di più la situazione. Lo psichiatra inviato dalla procura ha ritenuto che il detenuto fosse compatibile con il regime carcerario, ma io mantengo le mie riserve. Ferracci si sta spengendo. Si chiude sempre più in se stesso. E in suo aiuto la famiglia ha nominato un proprio perito di parte, che affianchi quello del tribunale. Entro il 31 dicembre è attesa la sua perizia. L’udienza è fissata per il 10 di gennaio. Poi per il 9 di febbraio è prevista la discussione vera e propria”.

Sempre ammesso che a quella data l’imputato ci arrivi vivo.
Intanto le persone offese si sono costituite parte civile.