“Il Colombre”, evento Teatrale itinerante alla scoperta di Todi Notturna

Una leggenda marinara tra le colline tuderti, per la regia di Roberto Biselli

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Questa sera, venerdì 19 luglio alle ore 20,45, e  in replica alle ore 22,00, e domani sera sabato 20 luglio alle ore 20,45  e in replica alle ore 22,00, e successivamente  sabato  27 e domenica 28 luglio alle ore 20,45 e in replica alle ore 22,00, andrà in scena:

“Il Colombre” per la regia di Roberto Biselli,

uno spettacolo teatrale  itinerante alla scoperta delle meraviglie di Todi notturna.

 

Due intensi week end di fine luglio per assaporare tra le colline tuderti la “leggenda marinara” ispirata dall’omonimo racconto di Dino Buzzati.

Le informazioni per partecipare allo spettacolo itinerante  sono pubblicate in dettaglio sulla locandina, la prenotazione è obbligatoria al numero 3206236109.

 

La locandina

 

Il progetto 

Il progetto, spiega il regista Roberto Biselli, al quale abbiano posto alcune domande,

“Nasce dalla collaborazione instaurata tra il Teatro di Sacco e il Comune di Todi, collaborazione nata in seguito alla partecipazione di Teatro di Sacco a Todifestival.

E’ stato  impostato un progetto triennale con l’assessorato alla Cultura del Comune di Todi, che comprende un laboratorio invernale, un progetto per le scuole superiori ed un laboratorio estivo”.

Perciò “Il Colombre” è il primo evento frutto di questa collaborazione  sicuramente longeva.

E’ un progetto originale poiché duplice, oltre ad essere  evento teatrale è anche spettacolo itinerante. Il percorso  porterà lo spettatore  alla scoperta di una Todi notturna, in luoghi inediti,  attraverso le vicende di Stefano Roi, ovvero il protagonista del racconto di Buzzati.

Stefano è  figlio di un capitano di mare e desidera fin da adolescente intraprendere la strada del padre.

L’altro protagonista, per usare una metafora, ovvero il  Colombre, secondo la narrazione, è un misterioso animale temuto da tutti i marinai, poiché la leggenda vuole che che può essere visto solo dal prescelto, ovvero la vittima, che sembra destinata ad essere divorata.

Abbiamo chiesto al regista anche qualche anticipazione sulla trasposizione in forma teatrale e itinerante del racconto di Dino Buzzati.

 

“Il racconto è una metafora, una parabola, un iperbole sull’ incapacità di vincere i  propri pregiudizi”.

chiarisce Roberto Biselli,

“La storia è in realtà un viaggio, il  viaggio della vita di Stefano Roi,  che da bambino diventa  vecchio. Il percorso e si snoda su quattro stazioni, ovvero quattro momenti della vita del protagonista.

Ridotto del Teatro Comunale di Todi

 

Lo spettacolo itinerante parte dal ridotto del Teatro comunale di Todi, dove ci sarà l’inizio della storia, ovvero la prima stazione.

Successivamente il pubblico,  guidato dal clarinettista Mosè Chiavoni , si sposterà attraverso i vicoli di Todi e raggiungerà il giardino  della biblioteca, ovvero la seconda stazione, dove Stefano adulto continua questa pazzesca fuga attraverso il mare”.

Biblioteca Leonj Todi

 

 

Il viaggio di Stefano Roi

 

Qual’è il senso della vita e del  viaggio di Stefano?

“La vita di Stefano è sostanzialmente una grande fuga verso questo avversario, questa minaccia, un mostro orribile dal quale scappare, poiché il padre lo ha convinto che lo scopo del mostro  è divorare  colui al quale il mostro  si  si rivela”.

Il viaggio continuerà verso un bellissimo belvedere,  la zona est di Todi dove si svolgerà un altro frammento della vita di Stefano, la terza stazione, un altro momento del suo essere adulto.

Il  tutto si concluderà in una chiesetta poco frequentata, un gioiello patrimonio del Comune di Todi, la chiesa di San Filippo, la quarta e ultima stazione.

Anche questa si raggiungerà a piedi attraverso i vicoli del centro storico dove si concluderà la parabola di Stefano e naturalmente l’evento”.

Perciò ci troveremo a percorrere una sorta di trekking artistico notturno?

“L’idea è quella di creare un percorso singolare per gli spettatori,  vivendo il teatro in modo originale, poiché itinerante. E’ anche un modo per conoscere la città attraversando  luoghi abbastanza inediti”.

Lei ha descritto il racconto come:

  “Metafora,  parabola, iperbole sull’incapacità di vincere i propri pregiudizi”.

Quando ho letto “Il Colombre” ho avuto la sensazione che il messaggio di Buzzati, certamente attraverso la metafora, è un monito, un invito a spezzare le catene familiari, o comunque a elaborarle in forma autonoma. Stefano,  restando vittima di una sorta di superstizione ripete gli stessi schemi rinunciano alla possibilità di evolvere e scegliere la propria vita. E così, non riesce mai ad essere libero, se non prima di morire.

“Chiaramente sì, il senso del ‘Colombre’ è il non rimanere vittima dei propri pregiudizi. Stefano compie un’intera vita amaramente infelice perché non riesce a superare il pregiudizio che questo essere sia destinato a volerlo divorare mentre in realtà le sue intenzioni erano altre.

 Il padre gli  impone una visione del mondo e lui non riesce ad uscirne  finché non muore. Lui ha il coraggio di affrontare il Colombre,  questo spettro, questa sua paura, soltanto quando si sente prossimo a morire, quindi rimane vittima, mentre avrebbe la possibilità di avere una vita bellissima.

Sente dentro di se che qualcosa non va, infatti smette di fare la vita che gli avevano riservato, la vita sicura, la vita tranquilla, smette tutto, torna a fare il pescatore, torna ad affrontare questa insidia, questa oscura presenza però non riesce mai veramente fino in fondo ad incontrarla, ogni volta che la incontra fugge, quindi di fatto, non riesce mai a superare questo schema, questa logica,

che  poi è il meccanismo che regola tutti i nostri rapporti umani”.

 

Vero, ripetere sempre lo stesso schema senza evolvere, è  molto triste, occorre sfatare pregiudizi seppur mantenendo la memoria della leggenda, ma che leggenda sia e non superstizione.

“Già, modificare  il meccanismo nel quale  i vecchi restano a casa davanti al focolare e i giovani inebriati dal pregiudizio si fanno ammazzare”.

Grazie Direttore per le belle parole.

E per concludere, auguriamo ai giovani, ai meno giovani e ai sempre giovani di superare i propri pregiudizi, unico percorso possibile per rendere straordinaria  la propria vita, sfatando  leggende di mostri misteriosi che non sono altro che le nostre paure.

Ovvero trasformare ogni Colombre, minaccia o insidia in una grande opportunità, quella di rendere straordinaria la nostra vita fin dall’inizio, e non alla fine come è accaduto a Stefano.

Siamo certi che lo spettacolo sarà un’occasione per riflettere che il Colombre non deve  essere subito ,soprattutto se frutto di influenze esterne, che siano superstizioni o pregiudizi, ma combattuto prima che sia troppo tardi.