Folco Quillici e il suo ultimo ciack

Si è spento ad Orvieto a 87 anni il regista che ha narrato la natura

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Folco Quillici è morto il 24 febbraio all’Ospedale di Orvieto, viveva in un piccolo casale nella campagna del Comune di Ficulle. Era un fotografo, (tra foto in bianco e nero e a colori ne aveva scattate oltre un milione), scrittore e documentarista, scriveva ed emozionava sia con la penna sia con la cinepresa.
Folco Quillici  è stato il classico caso ove, quando si è figli d’arte, o si segue tutt’altra strada o si superano gli stessi genitori. Era nato dal giornalista Nello Quillici e dalla pittrice Emma Buzzacchi.
Ha studiato regia cinematografica al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma ma non si è dedicato al classico cinema ma a quello ove l’attrice principale era la natura ed in particolare quando  essa si veste di blu e  si trasforma in mare, si era specializzato in riprese subacquee, ottenendo spesso immagini di straordinaria bellezza ed immenso significato.
Era un pioniere, un visionario, che sapeva guardare oltre quella linea ove il mare incontra il cielo, non a caso  ha girato una serie di documentari dal titolo “l’Italia vista dal cielo”, valorizzando le bellezze del nostro Pese,  le ha raccontate con uno spirito sempre ambientalista, il tema dell’ambiente gli è stato sempre molto a cuore.

Folco Quillici, oltre ad aver girato per tutto il mondo, ha girato chilometri di pellicola,  realizzando opere meravigliose e ottenendo riconoscimenti e premi anche internazionali come: ‘Sesto Continente’ ( che gli valse il Premio Speciale alla Mostra del Cinema di Venezia del 1954); ‘Ultimo Paradiso’ (il prestigioso Orso d’Argento al Festival di Berlino del 1956); ‘Tikoyo e il suo pescecane’ (Premio Unesco per la Cultura del 1961); ‘Oceano’ (Premio Speciale Festival di Taormina del 1971 e Premio David di Donatello 1972); ‘Fratello Mare’ (Primo Premio al Festival Internazionale del Cinema Marino, Cartaghena, 1974) e ‘Cacciatori di Navi’, 1991 (Premio Umbria Fiction, 1992).

Folco  Quillici è stato anche un apprezzato scrittore di saggi  e romanzi, spesso dedicati al rapporto tra uomo e il mare:’Mala Kebir’ del 1955 e ‘Mille fuochi’ del 1964 fino ai romanzi ‘Cacciatori di Navi’ del 1985 tradotto negli Stati Uniti, ‘Cielo Verde’ del 1997, nella classifica dei più venduti in Italia e ‘Naufraghi’ (1998). Nel 1999 con il romanzo ‘Alta Profondità’ inizia il sequel composto da ‘L’Abisso’ di Hatutu (2001), ‘Mare Rosso’ (2002), ‘I Serpenti di Melqart’ (2003), ‘La Fenice del Bajkal’ (2005).

Roberto Formica