Il giovane Karl Marx rivive al cinema

Karl Marx e Friedrich Engels, due visionari a Parigi

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Il giovane Karl Marx di Raoul Peck

 

Due ragazzi e un’utopia: azzerare le disuguaglianze, portare giustizia in un mondo che sembra dominato dal sopruso.

Il primo è un giornalista a cui non viene permesso di esprimere il proprio pensiero, il secondo è il rampollo di una ricca famiglia borghese, che mal tollera il privilegio se, a pagarne le spese, sono altri esseri umani, ridotti in semi-schiavitù.

Stiamo parlando di Karl Marx e Friedrich Engels, autori del Manifesto del Partito Comunista e padri fondatori di un movimento che ha fatto e continua a fare storia.

Il giovane Karl Marx (Le jeune Karl Marx) di Raoul Peck racconta l’incontro tra i due, poco più che ventenni, e la nascita di un’amicizia che in soli 4 anni (dal 1844 al 1848) porterà alla redazione del documento che è l’anima dell’ideologia comunista, il Manifesto, appunto.

 

Magistrale la lettura storica data dal regista. Raoul Peck, haitiano di nascita, tedesco d’adozione, può infatti contare su una conoscenza approfondita dell’argomento, maturata nel corso dei suoi studi universitari nell’ateneo di  Berlino.

Il regista dimostra un incredibile coraggio. Raccontare  Karl Marx è impegno non da poco, considerando l’impatto che il pensiero marxista ha avuto e ha tutt’ora sulla cultura contemporanea.

Come detto, Raoul Peck sceglie di circoscrivere la narrazione durante i quattro anni cruciali che porteranno  alla genesi del  Manifesto del Partito Comunista sulle ceneri dell’organizzazione operaia la Lega dei Giusti.

Puzzle che i due risolvono insieme, in uno scambio prolifico e mai sterile, fondato sul continuo confronto che genera un evoluzione  sempre più costruttiva, fondata sull’empatia e il rispetto reciproco.

Per riprodurre lo scenario nel quale sboccia la   rivoluzione del pensiero marxista il regista si avvale dall’ausilio di immagini visive di forte impatto.

Prima scena: la reazione della polizia prussiana a cavallo contro i poveri, colpevoli solo  di raccogliere legna nei boschi. Colpiscono i loro volti terrorizzati e impotenti.

Seguono le immagini sconcertanti delle condizioni di lavoro nelle fabbriche dei sobborghi londinesi, ai quali viene intimato dai datori di lavoro: Siete pagati per lavorare, non per dormire.  Nessuna pietà per una lavoratrice tessile che aveva perso due dita dopo turni estenuanti in fabbrica, solo la mera riduzione in schiavitù.

 

Karl e Freddy, due visionari a Parigi

 

Ci troviamo poi a Parigi, dove il giovane Karl, giornalista della Gazzetta renana non riesce a farsi pagare gli articoli, perché considerati sovversivi, a rischio censura.  Nei suoi scritti egli mette infatti in luce  le condizioni aberranti dei lavoratori, faccenda sgradita al potere e financo  al suo  direttore.

Qui conosce il ricco Friedrich Engels, il figlio del padrone della fabbrica, in perenne conflitto con il padre appartenente alla borghesia.

In una notte di bevute alcoliche e sogni rivoluzionari  nasce una splendida amicizia che porterà i due in diverse città europee sulla scia di un’idea condivisa: la critica e il superamento della cultura capitalistica, nell’intento di cambiare il mondo,  utopia che credevano possibile.

La rivoluzione è giovane

Obiettivo del regista è raccontare  una storia d’amore e di amicizia, che si snoda in differenti percorsi narrativi.

L’ amicizia tra Karl e Freddy, due uomini brillanti e di buona famiglia, e l’amore per il movimento operaio, al quale  daranno vita e soprattutto voce. Ai lavoratori  – mani sporche e rabbia trattenuta a stento dall’ istinto di sopravvivenza – mancavano infatti proprio la capacità e gli strumenti per  farsi sentire.

Ma la storia è tutt’altro che scontata. Basti pensare che, quando il giovane Engels si recherà nei luoghi dei lavoratori cercando una risposta possibile al conflitto riceverà una sberla.  Era visto semplicemente il figlio ben vestito dello sfruttatore degli operai, e non una risorsa ad una soluzione possibile.

Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna. Ed anche nel caso di Marx ed Engels la regola viene rispettata. Entrambi sono affiancati da due donne forti, trasgressive  e innamorate anch’essa dell’idea rivoluzionaria.

La moglie di Marx, Jenny,  aveva rinunciato ad una vita agiata per sposare un ebreo convertito.  La compagna di Engels, operaia irlandese e femminista determinata, aveva preferito rimanere povera pur di non perdere la libertà di eterna combattente.

 

 

Rendere l’autore del Capitale  come  il giovane  della porta accanto,  che combatte contro mille difficoltà economiche per mantenere la famiglia,  pur di realizzare il sogno di diventare scrittore e inventare un sistema filosofico utile a cambiare il mondo oltre che  ad interpretarlo è una straordinaria abilità del regista.

Mirabili le scene nelle quali i due, affiancati dalle loro donne, stileranno il   Manifesto del Partito Comunista durante la  notte utilizzando un linguaggio il più semplice possibile.

Intuizione di Engels,  la scelta di ridurre la complessità della concezione materialista delle opere di Marx, per renderla fruibile ai lavoratori, i lettori appunto.

Atto di umiltà di Marx e servizio al lettore compiuto in coppia,  e dal quale il giornalista e lo scrittore non può prescindere.

Siamo nel secolo scorso eppure nulla è cambiato.  In un mondo precario dove il lavoro non è più diritto ma ardua conquista, i lavoratori sono tutt’ora al macello e l’eterno conflitto tra ricchi e i poveri resta irrisolto.

Chiudono il film le immagini del crollo del Muro di Berlino e quelle del recente movimento  Occupy Wall Street sulle note di Bob Dylan.

Inaspettatamente piombiamo nell’attualità, grazie all’accuratezza della ricostruzione storica del regista.

In un mondo nel quale  una rivoluzione possibile a restituire dignità al lavoro è ancora negata, e una soluzione sembra impossibile possiamo solo ricordare che

Dio è mortoMarx puree anche io non mi sento molto bene…

Non è solo la citazione famosa di un film, è un’ amara verità. Tornare a credere in qualcuno o qualcosa è necessario.