“Sant’Ubaldo vescovo ed esorcista”, presentato il libro di Alessio Bologna

Quasi tutti conoscono Sant’Ubaldo come “defensor civitatis”, immagine che la storia ha tramandato nei secoli indicando nel vescovo e patrono di Gubbio un vero e proprio ‘baluardo’ - ecclesiale ma anche civile - per la sua città. Molto meno conosciuto, invece, è il profilo di Ubaldo Baldassini come taumaturgo ed esorcista.

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Sant'Ubaldo
Sant'Ubaldo

Un aspetto poco conosciuto di Sant’Ubaldo, (quello dell’esorcista), descritto in un libro che approfondisce questa “novità”,  per gli amanti del mistero, del mondo dell’occulto e per i curiosi e amanti della storia religiosa ai tempi del primo vescovo di Gubbio. 

Una interessante ricerca storica ci permette di conoscere proprio questo culto ubaldiano, (diffuso in particolare dai Canonici regolari lateranensi). Seguendo la storia e sfogliando le pagine del libro di Alessio Bologna, dal titolo “Sant’Ubaldo vescovo ed esorcista”, giungiamo fino alle coste della Toscana. I legami tra Gubbio e Pisa nel segno del Santo sono antichissimi e passano poi per la Puglia, cioè per i monasteri benedettini della Congregazione degli eremiti pulsanesi, conosciuti come “gli Scalzi” perché non usavano calzari. Passano per la Puglia anche le relazioni con la figura di san Michele Arcangelo, venerato nel santuario di Monte Sant’Angelo nel foggiano.

Nel libro di Alessio Bologna, in copertina il dipinto di Virgilio Nucci custodito nella Chiesa di Madonna del Ponte mette Ubaldo e l’Arcangelo uno accanto all’altro nella lotta al demonio. E seguendo i passi, anzi il volo, di san Michele arriviamo fino a Pisa, grazie proprio ai Canonici regolari lateranensi. La prima diffusione del culto di sant’Ubaldo si deve proprio a loro che, nel 1512, divennero anche custodi dei suoi sacri resti per volontà di Elisabetta ed Eleonora Gonzaga, duchesse di Urbino. Nelle chiese dove i Canonici regolari erano insediati, in giro per l’Italia, portavano la devozione per Ubaldo, soprattutto nella sua veste di taumaturgo. Anche per contrastare l‘affermazione dell’eresia protestante, la stregoneria e altro ancora, nell’epoca della Controriforma. L’esaltazione della figura di sant’Ubaldo fu veicolata attraverso tante opere d’arte e della letteratura. Nel libro di Alessio Bologna – dedicato in particolare al culto ubaldiano nella chiesa di San Michele degli Scalzi alle Piagge pisane – c’è un vero e proprio “giro d’Italia” attraverso l’iconografia ubaldiana e micaelica. Il volume – 237 pagine, pubblicate da Carmignani Editrice – è stato presentato nei giorni scorsi alla Biblioteca Sperelliana, alla presenza di mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio, Filippo Stirati, sindaco di Gubbio, Anna Radicchi, direttrice della Biblioteca e Archivio diocesani (Biar). Alessio Bologna, storico e dottore di ricerca in Studi Italianistici, si è formato all’Università di Pisa.

Ha all’attivo varie pubblicazioni, dedicate soprattutto a temi etico-religiosi tardo-medievali. L’autore di “Ubaldo vescovo ed esorcista” ha indagato innanzitutto l’evoluzione del concetto di santità, in particolare nel Medioevo e da vari punti di vista (lessicale, agiografico, storico, etno-antropologico e psicanalitico), per poi approfondire l’identità di sant’Ubaldo, talvolta confuso anche clamorosamente, con omonimi dai tratti ben diversi rispetto ai suoi. Poi ha riassunto la biografia del Baldassini, sino a risalire alle radici del suo culto pisano, particolarmente improntato sui poteri esorcistici a lui attribuiti e documentati in primo luogo dalla “Vita Beati Ubaldi” del contemporaneo Giordano di Città di Castello. Nel corso della presentazione del volume, il bibliotecario della diocesi eugubina Filippo Paciotti ha proposto un’autentica e ampia “panoramica” della principale bibliografia su sant’Ubaldo, dalle vite di Giordano e Tebaldo, arrivando e soffermandosi in particolare sul Novecento (Pio Cenci, Fanucci e altri).

Il vicario generale diocesano e rettore della Basilica di Sant’Ubaldo, mons. Fausto Panfili, ha invece trattato la figura di Ubaldo come esorcista e ha accennato a quanto si fa ancora oggi presso il santuario ubaldiano per assistere le persone vittime di disturbi, ossessioni e – in qualche caso – anche possessioni. Nel testo di Alessio Bologna è riportato un elenco di oltre sessanta miracoli compiuti da sant’Ubaldo in vita o dopo la morte, in parte anche liberazione degli ossessi, riportati nella biografia del Giordano. Infine, l’abate generale emerito dei Canonici regolari lateranensi, don Pietro Guglielmi, ha parlato proprio della diffusione del culto ubaldiano da parte dei sacerdoti consacrati a vita comune, congregazione le cui origini risalgono al quarto secolo e alla figura di sant’Agostino in particolare.

(Fonte:virgilio.it)