La rasssegna Todi Off, Futuro Anteriore al Teatro Nido dell’Aquila

Lo splendore di coniugare linguaggi teatrali diversi in un unico contenitore

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A conclusione dell’edizione 2019 di Todi Festival, possiamo senz’altro affermare che la rassegna Todi Off, a cura del Teatro di Sacco, nata dall’intuizione del direttore artistico Roberto Biselli, ormai giunta alla terza edizione, è stata un grande successo.

Tutti gli spettacoli proposti nei suggestivi spazi del Teatro Nido dell’Aquila sono stati sold out.

Nell’ ambito di una kermesse tradizionale, che ha ospitato professionisti del calibro di Roberto Herlitzka al Teatro Comunale, il pubblico ha avuto l’opportunità, con il claim Futuro Anteriore, per così dire, di

coniugare teatro di ricerca passato e futuro’

Gli spettatori di Todi Festival hanno partecipato sia a spettacoli più tradizionali, sia a spettacoli con linguaggi teatrali più contemporanei, poiché si svolgevano in orari diversi. Una bella occasione per conoscere linguaggi diversi fortemente voluta dal direttore artistico Eugenio Guarducci.

 

Le locandine degli spettacoli

 

Le locandine degli spettacoli

 

Nello specifico la rassegna Todi Off ha proposto spettacoli ad ingresso gratuito, seguiti la mattina successiva da incontri di approfondimento tra spettatori e  artisti per commentare quanto visto la sera precedente, in collaborazione con il media partner  Teatro e Critica, che ogni giorno ha seguito le attività del Festival stampando l’atteso foglio quotidiano Infinito Futuro, foglio che è riuscito a coniugare la duplice funzione di critica teatrale ad altissimo livello, e di “ventaglio” per il pubblico, indispensabile a causa del caldo.

Una rassegna di teatro contemporaneo all’interno di un festival tradizionale è indubbiamente un’innovazione. Fatto inedito, nel panorama dei festival italiani, mescolare i  due diversi linguaggi,  quello del teatro tradizionale e  quello contemporaneo.

Quest’hanno la rassegna  Todi Off ha proposto sette spettacoli, di stile e caratteristiche molto diverse, dei quali faremo una breve descrizione, in attesa di approfondire ogni singolo spettacolo intervistando i protagonisti.

Grande esordio domenica  25 agosto con il debutto nazionale  di “Caligola-Assolo.1”, di e con Bernardo Casertano, prodotto dal Teatro del Lemming di Rovigo attraverso il progetto “In metamorfosi” residenze per la ricerca teatrale.  Uno strepitoso monologo durante il  quale l’attore attraversa il testo di Albert Camus, la sua personale riflessione sull’impossibilità dell’esistenza. Caligola vive una tragedia esistenziale, e l’attore inscena la sua visione della tragedia, riflettendo sull assurdo della condizione umana, e su una possibile e necessaria ribellione al dolore per la separazione tra uomo e vita, e tra Dio e l’uomo. Un Dio evocato, seppur sordo, irraggiungibile.

 

Bernardo Casertano

Lunedì 26 agosto Oscar de Summa ha presentato il collaudato “Diario di provincia“.

L’ attore di origini pugliesi, solo sulla scena, con la solita maestria,  racconta un Sud opprimente, ove la noia è sovrana. Una sorta di rassegnazione in  un luogo dove non succede mai niente, dove la routine dei giorni sempre uguali annienta ogni speranza. Il protagonista, pur desiderando di uscire da questa condizione, resta invischiato nello stagno. Uno scorcio di vita certamente divertente, seppur dai risvolti drammatici, molto simile alla piccola provincia del  film “I basilischi” di Lina Wertmuller. De Summa sembra ricordare l’ attore Stefano Satta Flores, che interpreta Francesco nel cast del film, uno dei tre giovani condannati all’apatia della vita di provincia che si svolge anche in quel caso in un piccolo paesino di provincia, tra Puglia e Basilicata.

 

Oscar de Summa

Giovedì  29 agosto Marco Chenevier, è stato il protagonista di “Quintetto”, in realtà un quintetto inesistente perché il danzatore è solo sulla scena. I tagli alla cultura hanno reso lo spettacolo insostenibile, eppure riuscirà nell’impresa, coinvolgendo il pubblico, unica risorsa possibile. L’attore evoca nello spettacolo Rita Levi Montalcini in modo magistrale, illustrando anche la grave situazione seguita ai taglia alla ricerca scientifica. L’ironia dissacrante dell’attore porterà il pubblico ad una presa di coscienza necessaria. Come resistere in una situazione nella quale ricerca scientifica e cultura non sono finanziate? Lo spettacolo ha avuto una straordinaria restituzione da parte del pubblico, sia quello che coraggiosamente è salire sul palco, sia degli spettatori, commossi da una performance straordinaria con epilogo danzante a sdrammatizzare la denuncia.

Marco Chenevier

Mercoledì 28 agosto in scena  “Vieni su Marte”,  della compagnia Vico Quarto Mazzini,  diretto e interpretato da Michele Altamura e Gabriele Palocà, per la drammaturgia di Gabriele Palocà. Spettacolo straordinario, che ha incontrato un ottimo riscontro da parte del pubblico. L’idea della messa in scena parte dal reale progetto dal nome: “Mars One”. Nel 2012 il ricercatore olandese Bas Lansdorp lancia l’idea di individuare dei volontari che intendessero trasferirsi  su Marte. Per essere selezionati si doveva postare un video su internet in cui motivare il desiderio  di risiedere sul Pianeta Rosso. Le candidature arrivate sono state 202.568. La compagnia barese parte da questa suggestione per esplorare la condizione umana degli aspiranti “marziani”. I due interpreti si trasformano in una serie di  personaggi metafisici che scaturiscono da questa reale situazioni. I due montanari, il teatrante che vuole insegnare su Marte, l’insegnante precario, tutti hanno in comune l’unica speranza di essere felici altrove. In netto contrasto col marziano sul lettino dello psicanalista che sconsiglia di abbandonare un posto dove si può leggere Novalis. Il Pianeta Rosso è una metafora, un sogno per colmare un vuoto esistenziale, sogno che resta fallimentare, perché non è poi cosi diverso dalla terra. Si scoprirà che i marziani non sono poi così diversi dai terrestri.

 

Michele Altamura e Gabriele Paolocà

 

Giovedì 29 agosto, per la produzione Leviedelfool,  di e con Simone Perinelli, in scena “Luna Park. Do you want a caracker?” ispirato all’opera di Cervantes e di Douglas Adams. In scena solo Simone Perinelli e tre fari spenti: “Le stelle lasciamole in cielo, il mare lo scrive il poeta, le nuvole lasciamole ai pazzi“. E il ‘fool’ Perinelli, interpreta  una sorta di  disperato, appunto un fool,  in un mondo onirico, invocando un Dio inesistente, cercando una soluzione al disagio esistenziale in un luogo alieno, implorando un segno da un altro pianeta. Sublime l’interpretazione di Perinelli, che rende perfetta la gestualità delle persone affette da disturbi psichici, ripetendo con insistenza le  frasi del matto che riesce a vedere oltre,  un visionario che immagina di essere un moderno Don Chisciotte, alla ricerca di una soluzione al problema esistenziale nell’assurdo Luna Park che è la vita.

 

 

Simone Perinelli

Venerdì 30 agosto,  in scena “L’incidente è chiuso”, della compagnia romagnola Menoventi, spettacolo tratto dal libro di Serena Vitale “Il defunto odiava i pettegolezzi” per la regia di Gianni Farina, con Consuelo Battiston, Federica Garavaglia e Mauro Milone. L’indagine si svolge sul mistero legato alla morte di Vladímir Majakovskij, quando la mattina del 14 aprile 1930 si uccide. Gianni Farina resta fedele al testo di Serena Vitali. Le molteplici congetture, se si  tratta di un suicidio o se Majakovskij  sia vittima di un complotto o di una delusione d’amore verranno analizzate in una sequenza a quadri di grande suggestione. Un giallo fantastico nel quale il grande poeta e drammaturgo sovietico sembra essere qui e ora. Magistrale l’interpretazione di Mauro Milone nel ruolo del suicida, e una scenografia con una sequenza a quadri singolare, ove i tre protagonisti si muovono con maestria simulando il noir del presunto suicidio.

 

 

Mauro Milone

 

 

Sabato 31 agosto, si chiude la kermesse con lo spettacolo con  “Mater Dei” della Piccola Compagnia della Magnolia, testo di Massimo Sgorbani,  per la regia di Giorgia Cerruti e con David Giglio.

Il lavoro è una libera variante sul temo del mito di Giove ed Europa. Un’intensa Giorgia Cerruti interpreta la vittima della violenza di un Dio che attratto dalla sua bellezza l’ha posseduta e ingravidata di ben tredici figli, di cui solo l’ultimo non ha attributi divini. L’azione drammatica si svolge in una scena complessa, tra il flusso di acqua nella scenografia, dove si colloca il figlio larva, quasi sempre silenzioso seppur presente. David Giglio interpreta unico figlio debole che la madre tenta di salvare. L’attrice al centro esprime un flusso di parole per alcuni disturbante, sicuramente trasgressivo, talvolta scandaloso, carnale, ma che resta l’unico modo per esprimere il dolore di una violenza di un Dio con sembianze animalesche.

 

 

Giorgia Cerruti

 

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