La guida di Todi

Tra leggenda e verità

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Todi guida alla città

La storia di Todi

Panorama di Todi
Panorama di Todi
Leggenda e verità

Un’antica leggenda narra che la città che oggi si chiama Todi fu fondata in un tempo lontanissimo, forse nel 2707 a.C. dai Veii Umbri, i quali sotto la guida di Tùdero avevano dapprima deciso di stabilirsi lunga la riva del fiume Tevere, sul piano che divideva i colli soprastanti dalle acque fangose del fiume. Mentre erano già stati depositati dei grossi macigni per la costruzione delle mura di cinta, ecco verificarsi un imprevisto che determinò poi l’ubicazione della futura città: gli uomini si apprestavano a mangiare le carni appena arrostite, deposte sopra un rozzo drappo, quando all’improvviso scese un’aquila,

l'aquila, il simbolo di Todi
l’aquila, il simbolo di Todi

e ghermì con gli artigli il drappo per poi risalire in alto e posarsi proprio sulla cima del colle. Tale gesto fu interpretato dagli uomini come un segno degli dei: in breve tempo fu innalzato un anello di altissime mura sulla cima più elevata della collina che fu chiamata “Nidole”, poiché qui l’aquila aveva il suo covo; la rocca invece prese il nome da Tùdero, colui che aveva guidato questa antichissima tribù degli Umbri.

Il torrione della Rocca
Il torrione della Rocca

Il simbolo di Todi è ancora oggi un’aquila ad ali spiegate con gli artigli che sorreggono un drappo.
In realtà, la leggenda delle origini di Todi è inverosimile: probabilmente, quando fu fondata non aveva mura, dal momento che il luogo alto e scosceso era protetto naturalmente dalle minacce esterne.
In quell’epoca lontana, si stendeva un grande specchio d’acqua in Umbria, cosicché molte colline non erano altro che isole: quando in seguito le acque riuscirono ad aprirsi un varco attraverso la gola del Forello, iniziarono a comparire gli uomini. Una delle alture che scelsero per sostarvi fu proprio quella dove sorse la città di Todi. Nelle località di MonticelloIlci e Torri sono state ritrovate in abbondanza tombe dell’età della pietra, testimonianza della presenza dei primi uomini. In seguito all’assorbimento della città nel territorio etrusco, fu chiamata “Tùtere”, il cui significato è “confine” e indica la sua funzione di estremo limite del dominio etrusco alla sinistra del Tevere.
A questo punto Tùtere non era più isolata: nuovi commerci e comunicazioni si svilupparono grazie a una strada che si apriva e arrivava a saliscendi fino ai monti, congiungendosi con Orvieto e in seguito anche con Chiusi.
L’epoca etrusca è inoltre testimoniata da una cerchia muraria: delle prime mura, erette tra il III e I secolo a.C. rimangono alcuni resti e l’elegante Porta Marzia.

 

Marte di Todi

Testimonianza del grado di sviluppo e prosperità della civiltà etrusca a Todi, è il “Marte di Todi”, rinvenuto nel 1835 presso le mura del Convento di Montesanto e conservato attualmente nei Musei Vaticani. Considerato un capolavoro della statuaria etrusca, risale ai primi decenni del IV secolo a.C.: la figura è alta 1,42 metri, si appoggia sul lato destro, e nella mano sinistra presentava una lancia di ferro, che si è spezzata in tre frammenti a causa della forte ossidazione; sono assenti i bulbi degli occhi che vennero rubati essendo costituiti d’argento, mentre i piedi presentano ancora sotto le piante il piombo che li assicurava al piedistallo. Pendente sotto la corazza, la lorica rivela nitida l’iscrizione votiva “Ahal Trutitis Dunum Dede”: Ahal Trutitis, il donatore di Marte, fu probabilmente oriundo celta etruschizzato, dal momento che il santuario di Montesanto proponeva valori ideali che si conciliavano con l’espansione economica e, oltre a rafforzare gli scambi con il Mezzogiorno, rendeva Todi uno dei maggiori approdi dell’emigrazione celtica, da tempo gravitante sulla media valle del Tevere.

 

I Romani

Agli inizi del III secolo a.C. iniziò un’alleanza tra Tutere e Roma, legame consolidato soprattutto dalla via Flaminia: la strada che partiva dal cuore dell’Urbe e attraversando le terre dei popoli sottomessi, arrivava fino al mare di Rimini.
Nella seconda guerra punica (218 – 202 a.C.) condotta da Roma contro Cartagine, l’esercito invasore guidato da Annibale intraprese un’audace e rapida marcia attraverso i Pirenei e le Alpi, riportando vittorie schiaccianti presso il Ticino, la Trebbia, il Trasimeno e a Canne. nicchioniNell’Italia centrale Annibale decise di non scalare il colle scosceso di Tutere: secondo un’antica leggenda, già privo di un occhio, egli preferì accamparsi su una piccola altura presso il Tevere che da allora prese il nome di “Cecanibbi”.
Dopo molti decenni e varie vicissitudini, l’imperatore Ottaviano Augusto cedette Tutere ai suoi veterani, un’intera legione di soldati che fece lentamente scomparire gli etruschi e impose i costumi tipici di Roma. Così, i Romani innanzitutto ampliarono la cinta muraria con le porte “Libera”, “Catena”, ed “Aurea”, ed inoltre realizzarono il Teatro, l’Anfiteatro, i templi di Giove, Marte e Minerva, la piazza del Mercato e il Foro con delle imponenti cisterne dell’acqua sotto di esso.

 

Dal medioevo ad oggi

In seguito alla diffusione del cristianesimo a Todi, avvenuta per opera di Terenziano, e alla caduta dell’Impero Romano, la città fu saccheggiata dai Longobardi. L’Italia era completamente devastata, ma al suo destino di desolazione e decadenza si oppose l’opera svolta nei conventi di San Benedetto, unici luoghi in cui, pregando e lavorando (secondo il motto “ora et labora”) le opere degli antichi greci e latini erano portate in salvo, si dissodava la terra, si bonificavano paludi e si accendeva la speranza nel buio fitto di quei secoli.
Con la vittoria di Carlo Magno sui Longobardi, si diffusero anche a Todi le istituzioni dei Franchi, tra cui soprattutto il sistema feudale: ancora oggi intorno a Todi si possono ammirare i resti dei giganteschi bastioni che circondavano i castelli dei feudatari.
Dopo il 1000, Todi divenne Comune e iniziò a espandere il proprio territorio conducendo guerre contro Orvieto e Spoleto e subendo la rivalità tra Guelfi e Ghibellini. Verso il 1200, la città si ampliò ulteriormente ed eresse la terza cinta muraria con le porte Romana, Perugina, Orvietana ed Amerina.
Nel quadro delle intense ed aspre lotte tra l’imperatore Federico II, re di Germania, di Sicilia e di Puglia, e i pontefici romani Gregorio IX, Innocenzo IV, nonché i comuni dell’Italia settentrionale, si inserì l’attività di Jacopone da Todi, uno dei primi poeti in lingua volgare italiana e probabilmente uno dei personaggi più inquietanti e originali della nostra storia letteraria.
Tra il XIII e XIV secolo furono realizzati numerosi edifici, tra cui spiccano il Palazzo dei Priori, Palazzo del Capitano, la Basilica Cattedrale, e il tempio di San Fortunato.

Webcam in diretta su Todi

Dopo decenni di decadenza segnati dalla lotta al potere tra due famiglie, gli Atti (Guelfi) e i Chiaravalle (Ghibelli), e poi dalla diffusione di una spaventosa pestilenza, finalmente nel 1500 Todi riacquistò, grazie all’episcopato di Angelo Cesi una certa importanza: è a questo periodo storico che risale la realizzazione di pregevoli opere artistiche e monumentali, come il tempio di Santa Maria della Consolazione attribuito al Bramante, Palazzo Atti, e il tempio del SS. Crocifisso.
Il Seicento vide Todi devastata da una serie di flagelli: peste, fame e guerra si susseguirono lasciando interi vioni spopolati e la città semideserta stretta attorno ai suoi conventi.
Un momento fondamentale nella storia di Todi è senz’altro l’anno 1809, in cui il territorio dello Stato Pontificio e così quello tuderte viene annesso all’Impero di Napoleone Bonaparte, e la città, promossa come maggiore centro del Dipartimento del Trasimeno, divenne superiore per importanza alla stessa Perugia.
Durante il risorgimento, dopo la caduta di Roma, Garibaldi iniziò la sua marcia per Venezia passando anche a Todi, dove soggiornò nel convento di Montesanto. Per commemorare il suo passaggio, gli abitanti di Todi piantarono nell’orto sottostante alla piazza, che in seguito gli fu dedicata, un cipresso, che ancora oggi svetta sull’orizzonte.
Nel XX secolo, ecco diffondersi anche in Italia, rimasta arretrata rispetto alle potenze dell’Europa. Todi si inserì molto lentamente nel nuovo sistema economico: la sua posizione naturale, un tempo così vantaggiosa, infatti, la teneva isolata costringendola a far leva ancora a lungo su metodi piuttosto antiquati di agricoltura e su un modestissimo commercio di manufatti tessili. In seguito, uscendo dal chiuso dell’economia paesana e iniziando ad affrontare il mercato nazionale, riuscì a raggiungere un minimo potenziamento industriale, pur rimanendo tuttora centrale nell’economia tuderte l’attività agricola.