Fiera dei Morti a Perugia 2025: tradizione, mercato e consigli anti-borseggio

Pian di Massiano e Centro Storico dal 1 al 5 novembre guida, percorso e sicurezza

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fiera dei morti

Fiera dei morti a Perugia (1–5 novembre): tradizione, mercato e… attenzione ai borseggiatori

La Fiera dei Morti non è soltanto un appuntamento del calendario: per Perugia è un rito collettivo, un pezzo di identità cittadina che ogni anno torna a inizio novembre, accompagnando le giornate di Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti. L’edizione 2025 si svolge da sabato 1 a mercoledì 5 novembre, con il grande polo commerciale di Pian di Massiano e un itinerario nel centro storico tra Corso Vannucci, piazza Italia e i Giardini Carducci. È la “classica” più vasta del Centro Italia, con oltre 500 banchi a Pian di Massiano (orario tipico 9–21) e decine in centro (in genere 10–20), secondo quanto comunica il Comune nelle pagine ufficiali della manifestazione. fieradeimorti.comune.perugia.it

L’immagine è quella di sempre: teloni color burro che si alzano all’alba, i primi profumi di norcineria, la voce dei venditori, gli artigiani che lucidano legno e cuoio, le bancarelle di dolci accanto ai “baracconi” del luna park che, da generazioni, scandiscono l’autunno perugino. È un’atmosfera che mescola acquisti e memoria, quotidiano e storia: una fiera documentata almeno dal XIII secolo, all’origine chiamata “di Ognissanti”, diventata “dei Morti” nell’Ottocento e spostata stabilmente nell’area verde di Pian di Massiano negli anni Settanta.

 

Un percorso a due anime: pian di Massiano e centro storico

Il cuore commerciale batte a Pian di Massiano, facilmente raggiungibile in Minimetro o in auto (con le modifiche alla circolazione che il Comune segnala puntualmente ogni anno). Qui si snodano i filari degli stand: abbigliamento, casalinghi, coltelleria, spezie, specialità regionali, artigianato delle città gemellate, Street mood. In centro, l’itinerario è a misura di passeggiata lenta: Corso Vannucci e Giardini Carducci si riempiono di banchi selezionati, dove la cura per il prodotto incontra il gusto di “fare due parole” con i venditori storici. Nel mezzo, il panorama della città: la Fontana Maggiore, i palazzi comunali, le scalinate dove ogni perugino ha almeno un ricordo di Fiera.

Quest’anno, come sempre, la Fiera porta con sé un piano di viabilità speciale: limiti e divieti scattano dal 29 ottobre nell’area di piazzale Umbria Jazz e nelle vie limitrofe per consentire il montaggio degli stand e garantire i flussi dei visitatori. Per chi arriva in auto, conviene pianificare i parcheggi per tempo; chi è già in città trova nel Minimetro l’opzione più rapida e prevedibile. perugiacomunica.comune.perugia.it

 

Tra acquisti e memoria: perché la fiera dei morti resta unica

La Fiera dei Morti è l’ultimo grande mercato popolare dell’Umbria che non ha smarrito la sua natura originaria: luogo d’incontro, scambio, contaminazione di sapere e sapori. È il posto dove si compra il coltello di Maniago e la sciarpa “che dura tutta la vita”, dove si torna alla bancarella “di fiducia” per i fischietti in terracotta del nipotino, dove i profumi di porchetta e caldarroste ti riportano all’infanzia. Non è nostalgia: è memoria viva. Ogni anno la fiera cambia un poco pelle, ma tiene fermo ciò che la rende diversa da un centro commerciale temporaneo: le persone dietro i banchi, i loro accenti, le storie, la manualità.

C’è anche la dimensione del luna park—i famosi “baracconi” —con le sue luci a led che al tramonto accendono l’area di Pian di Massiano. È uno spin off della fiera che affonda nella tradizione dei giullari e dei saltimbanchi medievali e che oggi è parte integrante dell’esperienza, soprattutto per famiglie e ragazzi.

 

Cronaca di una passeggiata (e di come si resta sereni in mezzo alla folla)

Arrivi a Pian di Massiano a metà mattina, il sole d’autunno è dolce. Il primo riflesso è sociologico: le folle sono creative ma anche imprevedibili. La fiera è in sé un contesto sicuro—presidio della Polizia Locale, ambulanza in stand-by, volontari—ma un mercato affollato è per definizione il luogo prediletto dai borseggiatori. Essere realisti non significa essere allarmisti: vuol dire adottare abitudini intelligenti, già prima di mettere piede tra i banchi, così da trasformare l’ansia in normale attenzione.

La “serenità attrezzata” comincia da casa. Portare solo l’essenziale è il gesto più concreto che puoi fare: una carta di pagamento (con limiti notifiche attive), un documento, contanti quanto basta. Il resto—carte fedeltà, documenti non indispensabili—lascia che aspettino. Avere due punti separati (un piccolo portamonete a portata di mano, il portafogli vero in una tasca interna con zip) ti evita la scena sgradevole di “aprire il forziere” in mezzo alla folla. La borsa? A tracolla, davanti, chiusa: tanto discreta quanto efficace.

Cammini tra gli stand: mancano due bancarelle al coltello “giusto”, ma ti scuote un urto laterale. Capita. La distrazione è la prima complice del borseggio. L’istinto deve diventare abitudine: mano alla zip, un secondo di controllo, poi via. È un gesto che non costa niente e vale tanto. La classica “mossa a due” —uno chiede un’informazione confusa, l’altro agisce—vive di quei dieci secondi in cui ti senti scortese a dire “un attimo”. Concediti quel “un attimo”: alza lo sguardo, riposiziona la borsa, regola la distanza. Sembrano dettagli, sono anticorpi.

Nel pomeriggio sali in centro con il Minimetro. Il flusso in Corso Vannucci è più denso, la vista ai Giardini Carducci vale la sosta. Qui le bancarelle sono più “di criterio”: ceramica, gioielli artigianali, lavorazioni in cuoio. È la porzione della Fiera che invita alla conversazione lenta. E proprio perché ci si ferma, il rischio non è il “mani di velluto” che ti apre la borsa, ma piuttosto l’appoggio disattento: la shopper preziosa lasciata sulla sedia del bar, lo zaino poggiato ai piedi “tanto lo guardo”, il telefono a vista. Un buon giornalista non pontifica, racconta: e racconta che il furto, quando accade, è spesso un episodio banale. Evitarlo è questione di rituali minimi: borsa a tracolla anche da seduti, zip chiusa, telefono in tasca, nessun bagaglio “a presidio collettivo”.

 

Il valore di un avvertimento chiaro (senza rovinarsi la festa)

Nei grandi eventi europei, le campagne “pickpocket awareness” funzionano quando non demonizzano lo spazio pubblico, ma educano a viverlo meglio: segnaletica chiara nelle aree di maggior assembramento, messaggi vocali nei momenti di punta, consigli pratici sul sito ufficiale e nei profili social. Perugia, negli ultimi anni, ha lavorato anche su logistica e viabilità—corsie, varchi, sosta regolata—per rendere i flussi più ordinati e quindi meno vulnerabili ai “colpi di destrezza”. La conseguenza è doppia: miglior fruizione per i visitatori e prevenzione naturale dei reati opportunistici.

Integrare l’avviso “attenzione ai borseggiatori” nel racconto della Fiera non significa “guastafeste”, significa rispettare i visitatori. Le regole sono semplici, ma vanno dette con chiarezza: tenere il portafogli nella tasca anteriore o in una tasca interna con zip; portare lo zaino davanti quando c’è ressa; non mostrare mazzette di contanti; dividere contanti e documenti; non lasciare borse appese dietro la sedia; al primo urto, controllare subito la chiusura. Sono norme di igiene urbana come attraversare sulle strisce: non ti tolgono la gioia della passeggiata, te la garantiscono.

come evitare i borseggiatori

 

 

Cosa comprare (e come pagare senza pensieri)

La Fiera è anche selezione. Se cerchi il “pezzo unico”, il centro storico è un piccolo scrigno. A Pian di Massiano la vocazione è al grande assortimento: per trovare qualità conviene parlare con i venditori, chiedere la provenienza, toccare i materiali. L’enogastronomia è un richiamo naturale: salumi, formaggi, spezie, dolci delle ricorrenze. Qui il consiglio antitaccheggio si fa finanza personale: usa carte o pagamenti digitali quando possibile, attiva notifiche immediate sull’app della banca, limita il contante al necessario. In caso di smarrimento o furto, il blocco è questione di secondi. Un ultimo accorgimento: scontrini e ricevute in tasca, non nella borsa aperta insieme agli acquisti.

 

La città che accogli

La forza della Fiera sta anche nel suo essere evento diffuso: parcheggi, Minimetro, bar del centro, ristoranti, negozi, musei. Per chi arriva da fuori, l’idea giusta è fermarsi una notte, approfittare delle mostre autunnali e dei locali che guardano il tramonto dalla terrazza dei Giardini Carducci. La fiera è una porta d’ingresso sulla Perugia medievale—scalini, archi, scorci—ma anche su una comunità che, attorno a questo appuntamento, si riconosce ogni anno. Le istituzioni cittadine comunicano online date, orari e mappa delle aree: consultarle prima di partire evita giri a vuoto e rende l’esperienza più fluida.

 

Sicurezza, in chiaro: il “come” più che il “cosa”

Quando si parla di borseggi, la differenza la fa il come: come porti la borsa (davanti e chiusa), come ti muovi nei varchi stretti (un passo alla volta, occhi su e niente telefoni sporgenti), come reagisci all’imprevisto (prima controlli, poi chiedi). La polizia locale e le forze dell’ordine presidiano, ma la prevenzione vera è nella somma dei comportamenti individuali. Se ti accorgi di un tentativo, non inseguire e non fare l’eroe: segnala subito al presidio più vicino, blocca le carte dall’app o chiamando i numeri di emergenza bancaria, sporga denuncia. La rapidità, in questi casi, è tutto: limita i danni e aumenta le possibilità di recupero.

Questa non è una nota a margine dell’articolo, è parte della notizia. Perché la Fiera dei Morti è bella quando è serena, quando la si percorre con fiducia. E la fiducia, in una grande città che accoglie migliaia di persone, è una costruzione concreta fatta di buone pratiche, logistica e consapevolezza.

 

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