Festa di Santa Cecilia per la Banda di Cannara

Una messa e una sfilata per le vie del paese

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di Stefano Ragni – Nella chiesa della Compagnia della Buona Morte di Cannara, quando il parroco don Francesco Fongo ha iniziato a somministrare il sacramento della Comunione, la banda comincia a suonare.

Sotto il gesto del maestro, Francesco Verzieri, si odono le melodie di “Lode e gloria” e di “Il tuo popolo in cammino”, quest’ultima nella suggestiva strumentazione di Michele Mangani.

Poi, fuori, sul sagrato, il Concerto Musicale che si intitola a Francesco Morlacchi, si schiera per scandire i suoni squillanti di Chicago Style di Beck e di Santander, prima di inquadrarsi per la marcia di uscita, a suono di rullante.

Tutto questo ieri mattina, durante e dopo la messa che ha sottolineato la celebrazione della festa di Santa Cecilia, oggetto di culto e di ricorrenza da parte di ogni complesso bandistico che si rispetti. E in tal chiave va meditata anche l’allocuzione che don Francesco ha rivolto, dall’altare, ai bandisti: siete portatori di un messaggio importante, siate, a modo vostro, apostoli di pace e di fratellanza.

In sagrestia, prima di scogliere l’assemblea, un toccante momento di confronto tra lo storico presidente Alberto Giglietti e il nuovo responsabile, Andrea Mercanti, due mandati sulle spalle con coerenza e funzionalità.
Giglietti, 89 anni portati alla grande, il “vecchio leone d’inverno” delle bande umbre, è quasi con le lacrime agli occhi nel manifestare verso la “sua” banda un affetto che non conosce età.

E’ dal lontano 1843 che la banda di Cannara suona con immutata maestria. Sono più di centosettant’anni di musica, con intere generazioni che sono passate, di padre in figlio, tra i leggii di quella che non esitiamo a definire un’orchestra a fiato.

Ci sono state, è vero, le grandi impronte della storia, come quella impressa da Rocco Cristiano, il maestro lucano che portò il complesso cannarese ad alti livelli qualitativi. Anche con sottolineature politiche di rilievo. Non c’è niente di male a ricordare che la banda di Cannara fu quella che suonò in testa ai fascisti della marcia su Roma. Mussolini ne era consapevole ed espresse la sua gratitudine anche in forma scritta.

Lo ricordava Franco Martorelli, “studente in legge” quando redigeva, nel 1929 quella che va considerata la prima opera a stampa che espone la storia del complesso.

E’ storia vissuta sulla quale si può dissentire, ma che non si deve ignorare.

Il presidente Mercanti, accanito custode delle memorie della sua creatura, non nasconde invece la sua soddisfazione nel mostrare documenti ancora più antichi. Come quel foglio vergato a mano, datata 27 luglio 1843, indirizzato al Governo di Spello. Siamo in piena era papale, e i “giovani di questa terra” chiedono il consenso alla nascita di una formazione di musicisti a fiato per suonare durante le festività religiose e civili. E’ un atto di nascita ed è, a tutti gli effetti, una dichiarazione dei diritti di uomini non ancora politicamente sovrani, ma animati comunque da uno straordinario amore per la musica. Precede il conseguimento delle più elementari forme di libertà che porterà il Risorgimento, ma è già un allineamento con le esigenze proprie di una comunità che non vuole rimanere seconda a nessuno nel godimento del piacere della musica.

Per mantenere questo livello di qualità, ricorda Mercanti, la banda difende con accanimento il suo gioiello, la scuola per i giovani che si intitola alla memoria di Michele Taddei. Tredici insegnanti, dall’oboe, al clarinetto, al sax, al canto, alla musica d’insieme, al coro, con Verzieri e Barbara Aisa occupati a gestire un non facile rapporto con una amministrazione comunale che non c’è più.

Il Commissario prefettizio fa quello che può e sembra che abbia recepito l’importanza sociale che l’educazione musicale riveste nella formazione dei giovani.

Da parte sua la scuola ce la mette tutta per tenere standard efficaci: corsi di tromba di Roberto Rossi, solista della RAI di Torino, di Simone Simonelli clarinetto alla Fenice di Venezia, di Gabriele Falcioni, virtuoso dei fiato barocchi, portano qualità aggiunta.

Ma certamente l’operazione più attiva esercitata dalla scuola di musica è quella realizzata con l’Istituto Comprensivo di Bevagna-Cannara, le elementari che ricadono sotto la responsabilità del dirigente scolastico Francesca Lepri. Sono 300 i bambini dalla prima alla quinta che seguono il progetto “Do re mi, uno strumento per me”. I docenti spesso sono gli stesi ragazzi della banda che aiutano i piccoli discenti ad orientarsi verso scelte sonore favorite, oggi, dalla disponibilità di manufatti impensabili fino a poco tempo fa, trombe, clarinetti e oboi con imboccature appositamente pensate per i giovanissimi, e bilanciamento di pesi idonei ad essere gestiti da ragazzini ancora gracili e non formati.

Ora la priorità, afferma Mercanti, è quella di capire cosa succederà con l’Art Bonus e coi 4 milioni di euro che andranno spesi per i Comuni del Cratere, ossia di quelli coinvolti nel recente terremoto. Ma nell’aria c’è il destino di un patrimonio forse ancora più cospicuo. Basta consultare i documenti del 1913 per vedere come le storiche Confraternite Cannaresi si facessero carico, orgogliosamente, del proprio Concerto Musicale: 770 lire venivano da quella del SS Sacramento, 215 da san Rocco, 165 dalla Buona Morte. Anche l’Arciprete, personalmente, si tassava con 20 lire. Le Confraternite esistono ancora, e il patrimonio è ancora da qualche parte, anche se ha mutato gestori e destinatari.

E’ forse a questa fonte che si potrebbe ancora attingere, per far fronte a spese che, al momento, sono praticamente autogestite. Nel frattempo Mercanti, in assemblea, elenca le tappe positive delle iniziative prese dai giovani della banda: si riferisce ai ragazzi di Nameless street, una combriccola che ha messo su uno spettacolo gustosissimo, tutto incentrato sull’uso gioioso degli strumenti della banda.