Eduardo Martinez y Hernandez celebrato a palazzo Ranieri di Sorbello

Scoperta una targa con una sua poesia

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Franco Venanti e Eduardo Martinez y Hernandez

di Stefano Ragni – «Chi ama la nostra città non può che esserne riamato».
Con questa frase il vicesindaco Urbano Barelli ha sintetizzato il valore di una cerimonia suggestiva che ha avuto luogo ieri mattina nella terrazza di palazzo Ranieri di Sorbello.

Si è trattato dell’apposizione e della scoperta di una targa in ceramica realizzata dalla Fondazione Ranieri di Sorbello per celebrare il suo legame con una eminente figura della cultura spagnola. Sulla lapide infatti è incisa una poesia che Eduardo Martinez y Hernandez ha scritto nel lontano 1969, quando abitava all’ultimo piano della dimora nobiliare, nelle stesse stanze che, molti anni prima avevano ospitato lo storico Luigi Bonazzi.
La storia di Martinez y Hernandez, eminente giurista spagnolo, riconosciuto ai più alti livelli anche come poeta di preziosa ispirazione, è stata opportunamente narrata da Aureliana del Commoda, docente di lingua dell’Università per Stranieri.

Perché il legame si è rinnovato proprio li, a palazzo Gallenga, dove alcuni anni fa il professor Hernandez è tornato per studiare l’italiano in compagnia della moglie, la norvegese Margarthe. Una storia di quelle che non di rado si verificano nelle aule dell’ateneo internazionale.

Nel racconto tracciato dalla professoressa del Commoda i presenti hanno ripercorso le tappe di una esistenza che si è snodata come un bellissimo percorso tra paesi e cultura diverse, avendo però sempre, nel cuore, l’immagine di Perugia come città della umanità e della commozione.

Nato da una illustre famiglia castigliana di Leon, Martinez, dopo le lauree in giurisprudenza e in economia, ha voluto sfuggire alle spire del regime franchista, andando a esercitare in varie contrade il suo mestiere di lettore di lingua spagnola. E questo è avvenuto a Oxford, a st. Andrews, in Scozia, in Irlanda, e, in Italia, all’Orientale di Napoli.

Ma negli anni ’60 Hernandez è approdato anche all’ateneo di Perugia, entrando in contatto con un personaggio accademico come il non dimenticato professor Ventriglia. Ma una delle amicizie nate in quel periodo è stata quella con Franco Venanti e col suo Circolo culturale Bonazzi.
«Lo scoprimmo io e mio fratello, ha ricordato Venanti, lo introducemmo alle serate del Circolo e pubblicammo il primo libro delle sue poesie».
Nel frattempo il giovane Hernandez, che abitava, come si diceva, a palazzo Sorbello, entrava in contatto anche con donna Alba Buitoni, allora presidente degli Amici della musica: partecipava ai concerti e veniva invitato nella villa di san Prospero in quello che si configurava come un vero cenacolo d’arte.
Cosa che non impediva al creativo Hernandez di muoversi a vari livelli della vita cittadina, risultando, a detta di molti, tra gli ideatori di quella stupenda stagione dello spettacolo cittadino che fu il mitico “Teatro in piazza”.

Quando le vicende politiche lo riportarono in casa sua, Hernandez si guadagnò un ordinariato alla Università Complutense di Madrid, assumendo la cattedra di diritto costituzionale e redigendo un testo di studi che ancora è utilizzato negli atenei di lingua ispanica in Europa e in America.

Quando finisce il racconto della professoressa del Commoda è il momento di togliere il velo alla lapide: se ne fa carico il presidente del Consiglio Comunale Leonardo Varasano, attestando come l’amministrazione comunale sia molto vicina a questa vicenda che coinvolge, ancora una volta, le latitudini culturali in cui si muove la Fondazione Ranieri.

Quando prende la parola il professor Hernandez, pur con una punta di commozione, è il momento dei ricordi, a cominciare da Uguccione Ranieri di Sorbello, allora personaggio di punta della vita cittadina.

Dianella Gambini, ispanista, docente ordinario della Stranieri legge alcune poesie dalla “Guida poetica” e sentimentale che Hernandez scrisse in occasione del suo primo soggiorno perugino.
«La signora Buitoni ne acquistò decine di copie, ricorda lo scrittore, e ne faceva dono agli illustri ospiti dei suoi concerti e delle sue serate».

Il resto della storia è comunque di quelle che fanno onore a una città che sa ospitare e sa offrire i suoi tesori a quelli che sono, ancor oggi e a tutti gli effetti – come dichiarava Barelli – gli eredi del Grand Tour.

Hernandez cinque anni fa, per due riprese, è tornato a Perugia, si è seduto come un umile studente nei banchi di palazzo Gallenga, ha ritrovato le vecchie amicizie e ne ha strette di nuove, in un ininterrotto percorso di umanità.

Chiusura con le parole di Ruggero Ranieri di Sorbello, che conobbe Hernandez quando era ancora bambino. Sua è stata l’iniziativa di apporre la lapide nel palazzo di famiglia, nel segno di una continuità con quel passato che mantiene la nostra città nel circuito virtuoso della cultura internazionale.