Castelli, torri e fantasmi di sanguinarie nobildonne!

Ottava e ultima tappa, da Fabro a Capecchio

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Parrano, @Chantal Sikkink

 

Eccoci qua, dopo sette puntate, stiamo arrivando al capolinea.  Per lungo e largo abbiamo girato la nostra bella Umbria, alla scoperta di castelli, torri e storie legate ad essi.  Sicuramente guarderete l’Umbria con occhi diversi, più attenti, noterete voi stessi i castelli di cui abbiamo parlato. Il fine del nostro racconto era proprio quello di riaccendere l’istinto della scoperta!

Fabro ed il ricordo lontano delle acque del Tirreno
Ficulle, @Chantal Sikkink

Fabro, al confine tra Umbria, Toscana e Lazio, molto, ma molto tempo fa, era bagnata dal mar Tirreno!  Numerosi sono i fossili che tuttora si possono trovare passeggiando tra le crete.  Il Castello di Fabro, XVI secolo, domina dall’alto la valle sottostante con il suo imponente palazzo e torre.  Attualmente è di proprietà privata, ma vale comunque la pena visitare questo bel borgo e godere del panorama dall’alto.

Carnaiola, Ficulle e le sue rocche

Lasciandoci Fabro alle spalle, possiamo valutare se passare per Carnaiola, oppure Ficulle.  Il Castello di Carnaiola era una antica fortezza realizzata agli inizi del 1000, a difesa del Muro Grosso, eretto in età romana come argine praticabile.  Nel XVI secolo venne trasformato in un castello, con bastioni angolari e mura di cinta dotate di feritoie.  E’ visitabile su richiesta, considerate che vi si possono ammirare affreschi del XVI – XVII secolo.

Ficulle, nota nel medioevo come Castrum Ficullensis, fu fortificata per cercare di arginare i frequenti saccheggi e le relative devastazioni.  Abbiamo quindi due rocche e le antiche mura, che si sono salvate dalle distruzioni e donano oggi al paese la tipica struttura del borgo medioevale. Spettacolare è la parte più antica, il centro, Castel Maggiore.  Una rocca si trova “a difesa” della Porta del Sole, a Sud del paese, la quale è visitabile durante la stagione estiva nei weekend dalle 10:30 alle 12:30, l’altra verso Nord e via delle Mura.  A circa 5 km dal paese incontriamo il Castello della Sala, XII secolo, noto anche come il Castello di Antinori.  Visitabile su richiesta, volendo con degustazione dei squisiti vini che qui si producono.

Castello della Sala, @Chantal Sikkink
Il Castello di Parranno tra Papi e nobildonne senza scrupoli

Il Castello di Parrano, degli inizi dell’XI secolo, di cinque piani, ha alle estremità due torri quadrate con merlatura ghibellina.  Fu costruito su rovine romane e aveva il ruolo di luogo di avvistamento.  Il Castello, oltre ad avere un giardino pensile, le cui mura di sostegno vennero edificate durante una ristrutturazione nel Settecento, ha anche un sistema di accesso che permetteva di raggiungere delle stanze a cavallo.  Sistema sfruttato dal Papa, quando esso vi soggiornava. Questo luogo era, infatti, un feudo di proprietà dello Stato Pontificio.  Sempre per comodità del Papa, da una stanza si poteva passare alla cappella di San Biagio, che immetteva direttamente nella chiesa di Parrano.

Castello di Parrano, @Chantal Sikkink

La leggenda vuole che, nel Castello, ci sarebbe il fantasma della famigerata Ortensia Baglioni, conosciuta  come la “Lucrezia Borgia di Parrano”. Si dice che fu l’autrice dell’avvelenamento della figlia, la contessina Elena ed anche mandante o esecutore, dell’omicidio di due dei suoi tre mariti, Sforza Marescotti e Girolamo Marsciano, morti in circostanze misteriose!  Sposando il figlio di Lavinia Baglioni, tale Ranuccio, essa entrò nel Castello di Parrano (1549).

Da Parrano si può proseguire per Montegiove, passando per Castel di Fiori (Montegabbione).  Castel di Fiori, XIII secolo, poco abitato fuori stagione, è un borgo incantevole, non solo grazie alla sapiente ristrutturazione, ma anche perché immerso nel verde, cinto da mura e dominato dal Castello con la torre che risale ai primi del 1200.  Montegabbione, che dista 11 minuti, da Castel di Fiore, è dominato dalla Torre del XV secolo.  Il castello, purtroppo, è stato alterato per i tanti lavori che sono stati eseguiti nei secoli.

Castel di Fiori, @Chantal Sikkink

Il Castello di Montegiove, XIII secolo, è massiccio con mura, torri e fossato, circondato da cipressi, querce, lecci, abeti e vale una fermata per visitarlo o meglio ancora, soggiornarci per almeno un lungo weekend, lontano dallo stress quotidiano.  E’ un agriturismo con annessa azienda agricola.  Per visitarlo bisogna prenotare.  La visita comprende il parco, una parte delle sale del Castello, la cantina del 1500 e la degustazione dei vini di produzione propria.

Prima di arrivare a Pornello troverete le indicazioni per “La Scarzuola”, la famosa “Città Ideale” realizzata dall’architetto Tommaso Buzzi.  Sempre previo appuntamento.

Castello di Montegiove, @Chantal Sikkink

Il Castello di Pornello, San Venanzo, più che un castello, sembra una grande residenza padronale.  Purtroppo è abbandonato a se stesso, ed al tempo.

San Vito è diviso in San Vito in Monte, che rimane in basso,  e San Vito Castello, situato in cima al monte!  Del castello  sono rimasti pochi ruderi.

Più avanti, incontriamo Poggio Aquilone, il cui castello è  ridotto a poche mura, mentre sono visibili i resti di quattro torri. Dopo avere subito varie  ricostruzioni nel corso dei secoli, oggi la struttura presenta un piccolo centro ben conservato, con una spiccata fisionomia medievale.

Verso San Venanzo

Proseguendo in direzione San Venanzo, abbiamo il Castello di Civitella dei Conti, del quale sono rimasti il torrione, le mura perimetrali, la chiesetta e le carceri sotterranee.  A Rotecastello, possiamo osservare due cinta murarie, la più antica risale più o meno all’anno Mille, la seconda, che dista circa trenta metri dalla prima, è del 1200.  Delle sei torri ne è rimasta una, quella al centro del paese. Si pensa che questa struttura fosse una prigione, come testimonierebbero i suoi sotterranei, ed anche il luogo dove venivano eseguite le condanne  a morte. I condannati venivano fatti salire in cima alla torre, per poi essere lanciati dentro un pozzo all’interno del quale vi erano dei pali acuminati.

Castello di Prodo, @Chantal Sikkink

Superiamo Ripalvella e andiamo a Titignano, ma non prima di passare per il Castello di Prodo, chiamato anche  Castello dei Prodenzani.  Il castello è di proprietà privata, non visitabile, ma imponente, a pianta trapezoidale, realizzato in pietra rosa con due torri, una quadrata e una circolare, vale la pena, perciò, darci uno sguardo.

Il Castello di Titignano, del XIII secolo, è un bel borgo visitabile, e prenotabile, essendo stato trasformato in un agriturismo.  Da Titignano possiamo decidere se andare a Monterubiaglio, Castel Viscardo, oppure andare al Lago di Corbara.

Il Castello dei Monaldeschi della Cervara e quello di Monterubiaglio
Castello di Monterubiaglio, @Chantal Sikkink

Il Castello di Monterubiaglio è un piccolo borgo, costruito a ridosso del castello trecentesco Monaldeschi della Cervara, che è ben conservato, con una struttura quadrangolare e torri angolari.  Purtroppo, anche questo è di proprietà privata!

E’ un vero è proprio peccato, non potere visitare un luogo così ricco di storia, e col fantasma di “tale” Giovanni Rinaldo II Monaldeschi, assassinato per ordine della Regina Cristina di Svezia, nel 1654.  Il marchese patì una delle agonie più strazianti e tragiche della storia.  Per ore chiese pietà!  Aveva indossato una cotta di maglia, avendo avuto sentore di ciò che gli poteva capitare, la quale invece di proteggerlo, peggiorò la situazione: un colpo di spada nello stomaco andò a vuoto, e nel tentativo di ripararsi, afferrando la spada, perse tre dita.  Un altro sicario gli diede un colpo nel viso, un altro ancora un colpo sopra alla testa, rompendogli l’osso, due o tre colpi raggiunsero il collo, senza fargli gran male, per via della maglia.  Il colpo letale fu quello che gli trafisse la gola. L’uomo spirò dopo un quarto d’ora di agonia.

Nella ricorrenza del 6 novembre 1657, data della sua morte, e del 22 settembre 1680, data della visita della sua assassina al castello, si aggirerebbe, nella corte del castello, il fantasma di Monaldeschi.  Si sentirebbero persino rumori provenire dal sottosuolo, dove si trovano le tombe di famiglia.

Altri rumori, e la presenza di numerosi pipistrelli, sarebbero dovuti al presunto mago, conte Negroni, che amava tanto i topi con le ali, da farne la propria insegna, come è visibile dalla banderuola, a forma appunto di pipistrello, con le iniziali G B N, posta ancora sulla torre campanaria del castello.   Egli fuggì, miracolosamente, al rogo della Santa Inquisizione.  Un altro probabile discendente dei Conti Negroni, signori di Monterubiaglio, è il conte Camillo Negroni, ideatore del famoso cocktail omonimo.  Un altro personaggio, tanto chiacchierato legato a Monterubiaglio è Cesare Borgia, figlio illegittimo di Papa Alessandro VI, le cui bande di ventura saccheggiarono Monterubiaglio.

Castel Viscardo, altro castello… altri fantasmi
Castel Viscardo, @Chantal Sikkink

A sette minuti di distanza troviamo Castel Viscardo. Ed anche qui possiamo lasciarci sedurre dalla storia di un altro castello col fantasma!  Anzi, in questo caso, un fantasma donna, meglio noto come la Dama bianca.  Questa donna, altri non sarebbe se non Madonna Antonia, moglie di Bonifacio Ranieri, la nobildonna  cui apparteneva il castello, chiamato anche Castello di Madonna, del XIV secolo. Il suo spirito si aggirerebbe ancora oggi nelle stanze dell’antica dimora, nelle notti di plenilunio.  Stando al racconto, Madonna Antonia, che era una donna potente, risulta tra i firmatari del trattato di pace con l’imperatore, in un’epoca in cui le donne valevano meno di niente.  Si racconta, non solo che fosse una guerriera potente e invincibile, ma anche una persona crudele e perfida!  Tanti amanti sarebbero finiti nei trabocchetti del suo castello.  Come  Cristina di Svezia, anche Madonna Antonia sarebbe stata  piuttosto brutta fisicamente.

A 30 minuti troviamo Tordimonte, con un castello di origine anteriore al XIII secolo.  Il castello chiamato anche Torre dei Monti o Castel del Monte, è circondato da ripide pendici boscose di lecci.  Una parte della tenuta, ahimè di proprietà privata, è trasformata in un’azienda specializzata nel settore agricolo e dell’allevamento.  Il Castello di Corbara, XIII secolo invece è visitabile.  Questo complesso fortificato è circondato da querce secolari e ben conservato.

Castello di Corbara, @Chantal Sikkink

Terminiamo la nostra tappa e la nostra “avventura” lungo castelli, torri e borghi dell’Umbria, a Capecchio, già nominato nel primo articolo dedicato ai luoghi della provincia di Terni.   Il Castello di Capecchio, del XIII secolo, si è sviluppato intorno a una torre di guardia, di epoca romana, Torre d’Orlando, poi potenziata in epoca medievale.  Durante la sua esistenza ha avuto numerose destinazioni d’uso: fortezza, convento, lazzaretto, ricovero di viandanti. Quindi, è stato restaurato, riportando agli antichi splendori l’architettura medievale.  Senz’altro è uno dei più suggestivi fortilizi dell’Umbria.  Nella cappella trecentesca, si trova un dipinto denominato La Madonna dei Cerri, l’immagine fu, infatti, trovata su un cerro.  Il castello è stato riconosciuto come Residenza d’Epoca e fa parte del patrimonio italiano dell’UNESCO (2009).

Il nostro viaggio alla scoperta di castelli e strutture medievali dell’Umbria, per il momento, termina qui, in attesa di riscoprire, attraverso i nostri viaggi, altri luoghi da conoscere e altre leggende da raccontare.

Castello di Prodo, @Chantal Sikkink

Castello della Sala
Castello della Sala@Chantal Sikkink

 

 

Montegiove©Chantal Sikkink
Montegiove©Chantal Sikkink

 

1) Castelli, Torri, Manieri e Rocche Umbre
2) Castelli in Umbria, tra fantasmi e Santi – Seconda Parte
3) Terza tappa, in giro per i castelli umbri… con e senza fantasmi
4) Fantasmi del passato e del presente nascosti fra le mura dei nostri castelli
5)  Dai Castelli del Trasimeno al capoluogo, il percorso dei fantasmi
6)  Castelli, borghi e oscure presenze della provincia di Terni
7)  I Castelli da San Gemini a Terria e il fantasma della Farnese
8) Castelli, torri e fantasmi di sanguinarie nobildonne!